Anno 2025, Epoca dove tutto scorre a velocità della luce, sull’alta tecnologia, sull’intelligenza artificiale, mentre solo qualche anno fa, essa apparteneva ai film di Steven Spielberg o a un film dal titolo “Spazio 1999”.
Con l’evolversi di essa, in molti si pongono delle domande:
Dove sono finiti i sentimenti?
Ci si innamora ancora come una volta?
Prima bastava lo sguardo per fare arrossire e innamorare, si scrivevano bigliettini per un appuntamento, lunghe lettere quando si era lontani, quando il ragazzo prestava servizio militare faceva lunghe telefonate e altro ancora.
Dov’è finito il romanticismo?
È stato rilegato nei romanzi scritti da celebri autori, come Jane Austen, Emily Brontë, Luca Russo, Fedor Dostoevskij o è rimasto rilegato nelle favole dei fratelli Grimm?
L’amore appartiene solo a loro?
Queste domande nascono spontanee, quando non si fa altro che accendere la Tv, ci si sintonizza su qualsiasi canale dove trasmettono i TG News e la notizia che si ascolta fino alla nausea è la storia di una DONNA vittima di uomo che diceva di amarla.
Molti si chiedono, cosa ha portato il mondo a vivere in questo stato brado, dove gli uomini nell’impeto d’ira riversano la rabbia sulla Donna, dove e quando un rapporto non funziona l’uomo non accetta la fine della relazione e uccide la Donna per dichiararne il possesso, dove la libertà del soggetto viene limitata da gente che per un esaltato credo religioso e culturale uccide la propria figlia, come Saman ragazza che amava un ragazzo cristiano, italiano e voleva diventare occidentale perché si sentiva tale.
Questo non è amore.
Sin da piccoli si sogna amori romantici, fiabeschi, ma a volte ci si imbatte in una realtà che dà la sensazione di un’onda che si infrange sugli scogli.
Infatti molte Donne, molte ragazze vivono questo sentimento con leggerezza ignorando i segnali di amori malsani per il piacere, la voglia di amare e si legano per la paura di restare soli, per paura di non trovare un altro uomo/donna che li apprezzi o per problemi economici, inadeguatezza e insicurezza
Cara Donna in Abiti Maschili,
l’8 marzo giorno in cui si festeggia la Donna, incontrai quell’uomo che inizialmente si prese gioco di me, scommettendo con i suoi amici, per poi passare al completo controllo, possesso e violenze.
Sono Maria,
Ho 40 anni, vivo in una piccola cittadina calabrese, ma sono originaria della bella San Paolo, Brasile.

Sono stata sempre una ragazza solare e nonostante la mia brutta storia, sono rimasta quella che ero, anzi ho cercato di recuperare e riprendere la mia vita dal momento in cui si era fermata.
Oggi, voglio unirmi a tutte le donne e ragazze che raccontano la loro storia di violenza, in modo da mettere in guardia altre, da quegli uomini manipolatori, narcisisti, aggressivi che hanno una visione sbagliata dell’amore e sanno bene come manipolarti, illuderti, ponendosi come amore romantico, sognatore.
Ho preso il coraggio di raccontare la mia storia, perché sempre di più vedo ragazze che si fanno abbindolare da uomini che mostrano amore e poi invece si rivelano dei mostri, come Giulia Cicchettino, Roberta Siragusa morta bruciata, Federica Mangiapelo uccisa sulla spiaggia e tante altre ancora.
Sempre di più ci sono uomini che dicono di amare, poi il loro amore si trasforma in possesso e in omicidio.
Come dicevo sono nata e cresciuta fino all’età di 13 anni a San Paolo, ero una ragazzina con poca voglia di studiare. I miei per spingermi a finire la scuola mi chiesero cosa volessi per regalo di compleanno, una festa o un viaggio?
Scelsi il viaggio.
Così fu.
Finita la scuola i miei genitori fecero il biglietto per Brindisi, località a sud della Puglia dove viveva mia sorella Taìssa, stimata professionista in campo estetico con suo marito.
Mi presero in casa loro per la durata della vacanza che poi si trasformò in un periodo più lungo, fino al completamento degli studi superiori e poi a lavorare con lei.
Vivere in casa di mia sorella, non cambiò il mio modo di vedere la vita.
Continuavo a dare gratta capi anche a Taìssa, che si sforzava sempre di più di tenermi sulla retta via (a suo dire) in quanto sentiva la responsabilità datale dai miei genitori.
Era soffocante viverci accanto, mi proibiva di uscire e se lo facevo dovevo ricevere l’approvazione. Questo suo modo di fare, mi faceva accrescere la voglia di ribellarmi, andarmene, di essere libera di sbagliare.
Beh, non c’è un detto che sbagliando si impara?
La vita mi ha insegnato duramente cosa volesse dire vivere, libertà, amare.
Ma va bene così, oggi son più forte, non permetto più a un uomo di credere di essere il mio padrone, non permetto a nessuno di gestire la mia vita, so cosa voglio e da cosa devo scappare.
Ho colto insegnamento dai miei errori e dalla mia esperienza.
La vita va avanti, l’importante è non fermarsi, non guardarsi indietro e soprattutto fidarci della nostra testa e del nostro cuore senza paura, perché se diamo un piccolo spazio a questi manipolatori, essi si sentiranno i padroni del mondo e della tua/nostra vita.
Cara Donna in abiti maschili,
La mia storia potrebbe assomigliare a quella di tante, ma ognuna ha un inferno diverso.
8 marzo, avevo 18 anni e la mia amica Serena, mi propose di andare a festeggiare la FESTA DELLE DONNE in un pub, accettai.
Giunti nel locale notai subito un uomo sulla quarantina che ci guardava mentre parlava con i ragazzi dello staff, per poi avvicinarsi e sedersi al nostro tavolo.
<<Ciao Sono Luca>> disse, per poi continuare a parlare del più e del meno, ci spiegò che lavorava lì e in altri locali come buttafuori per arrotondare.
Parlammo per un po’, finché lui non si alzò per tornare a lavorare, non prima di proporci di continuare La serata dopo il lavoro, magari davanti a un caffè.
Accettammo.
Passeggiammo, fino ad arrivare davanti a un bar frequentato da gente poco raccomandabile, così chiesi di cambiare locale.
Accettò e ci portò in un bar nel quartiere Appia, dove fanno dei buoni pasticciotti, dei cornetti e rustici buonissimi.
Intanto, si fece quasi giorno.
Erano le 05:00 del mattino e il pensiero si spostò a mia sorella Taìssa che avrebbe certamente iniziato a urlare.
Luca ci riaccompagnò a casa e quando feci per salutarlo, lui mi chiese quando ci saremmo rivisti.
Non feci in tempo ad aprire bocca, che Serena mi spinse verso di lui, spronandomi a dargli il numero di telefono.
Dopo averci pensato, si fa per dire, glielo dettai.
Le mie paure ebbero conferma.
Appena entrata in casa Taìssa, inziò a urlare:<< Sei in casa mia, se non ti stanno bene le regole, puoi andartene, questo non è un Albergo…>>.
Andai a letto ero stanca.
Verso mezzogiorno, suonò il cellulare. Era Luca.
Voleva vedermi.
Saltai dal letto, iniziai a cantare e raggiunsi mia sorella nel suo studio per aiutarla nel suo lavoro.
Il pomeriggio scorse velocemente, giunsero le 20, avevamo appena finito di servire le ultime clienti, pulito e disinfettato gli strumenti, quando mi resi conto che non mancava molto all’arrivo di Luca e non ero ancora pronta.
Corsi in bagno, doccia, trucco e capelli velocemente.
Uscii da casa mentre mia sorella era in bagno per evitare le sue ripetitive e lagnose osservazioni sulla persona che avrei dovuto vedere, senza sapere chi fosse.
Uscivo con Luca da una settimana e mi resi conto di essere cotta di quell’uomo per me affascinante, ma anche misterioso.
Gli occhi riflettevano i miei sentimenti e sentivo che per Lui era lo stesso, dal suo modo di comportarsi.
Era attento, geloso, premuroso.
Con lui ho imparato cosa vuol dire amare.
Credevo fosse amore invece si dimostrò un calesse, un incubo.
Molto presto ho imparato che il suo amore era tossico, possessivo, ossessivo.
Tu Donna in abiti maschili, credi all’amore a prima vista?
Io si, mi ero innamorata di Luca a prima vista, mentre Lui inizialmente si era avvicinato a noi per gioco, per una scommessa con i suoi colleghi.
<<Volete vedere che mi fidanzerò con l’armadio?>> disse Luca facendosi la risatina.
Si prendevano gioco di noi, della mia amica solo perché grossa e io magra.
Ci chiamavano l’armadio e il comodino.
Luca aveva 40 anni, sposato con 2 figli.
Viveva a Casale quartiere di Brindisi, nord Salento, lavorava come buttafuori per arrotondare lo stipendio di metalmeccanico e potersi permettere uscite extraconiugali con altre donne senza dover giustificare.
Luca era cosciente di essere un uomo affascinante.
Ero innamorata e niente mi avrebbe allontanata da lui.
Dopo essersi reso conto dei miei sentimenti, mi rivelò di essere sposato, ma non ebbi il coraggio di lasciarlo.
La nostra relazione andava avanti e anche mia sorella diventava sempre più soffocante, finché decise di buttarmi fuori casa, certamente voleva darmi una lezione e farmi spaventare.
Così ribadì: << questa casa non è un albergo, sei a casa mia o segui le regole o fuori>>.
Riscontrando che i rapporti erano tesi, giorni prima avevo parlato con Luca e Lui mi garantì il suo appoggio. Raccolsi tutte le mie cose in una valigia e andai a stare inizialmente a casa di Carlo, amico di mia sorella e vicino di casa.
Rimasi in casa sua per una settimana, poi a casa della mia amica, successivamente Luca prese in mano la situazione, mi pagò una stanza in albergo.
Facevo la vita di una zingara fino a quando Luca non trovò un appartamento che inizialmente pagò Lui e poi trovando lavoro in un supermarket, pagai io.
Volevo quel lavoro, perché negli anni mia sorella versava interamente il mio stipendio sul conto dei nostri genitori in Brasile.
Dopo un po’ mi resi conto di essere sfuggita al controllo di una sorella che voleva il bene per me e di essermi legata a un uomo che controllava ogni mia mossa, le mie amicizie.
Era trascorso un anno, poco più e Luca mi disse:<< Non voglio più stare con Te>>
Non proferì parola, anzi dissi <<va bene>>.
Restai male, non capivo, ma l’amore è un sentimento che riempie se ricambiato.
La giornata successiva trascorse senza che lui si facesse sentire, poi all’improvviso mentre mi preparavo per uscire con i miei amici, squillò il telefono.
<<Che fai>> mi chiese Luca.
<<Sto per uscire, con i miei amici>> risposi.
<<Mi hai già sostituito?>> ribatte e poi neanche 10 minuti dopo era dietro alla mia porta.
Entrò con irruenza e poi mi richiese:<< dove vai, con chi vai?>>
<<Esco con i miei amici, poi dove vado non sono affari tuoi. Mi hai lasciata e quindi non devi sapere nulla>>
Quelle parole, gli fecero partire subito un ceffone e contestualmente al gesto, suonò il telefono, era Giulio.
Non feci in tempo a prendere il telefono che lui rispose al posto mio.
<<Maria non viene, non sta bene. Non chiamare più>>
Poi, si girò verso di me ancora più arrabbiato.
<< sei una sgualdrina, brutta, brutta Troia…. ti ho appena lasciata e ti sei trovato un altro>> prese un ferro che era in camera e me lo suonò addosso e mentre colpiva diceva:<<sei mia e di nessun’altro. O con me, o morta>>.
Ero libera di uscire, ero libera di andare e fare ciò che volevo e con chi volevo.
<<Dove devi andare? Dove dovevi andare?>> mi chiedeva mentre mi colpiva e io nonostante tutto gli tenevo testa.
<<Esco con i miei amici, tu mi hai lasciata, cosa vuoi?>> risposi urlando, con tono imperativo.
Ero piccola, ma in quel momento mi sentivo un gigante.
Gli rispondevo a tono e a Lui dava fastidio.
Poi, all’improvviso si fermò, mi portò in bagno, mi aiutò a sciacquare il viso e lì mi accorsi di aver il volto gonfio, viola, nero, sanguinante. Avevo le labbra rotte.
Mi chiese scusa, mi prese in braccio, mi portò in macchina e poi in ospedale.
Per fortuna non incontrammo nessuno in quel momento.
Giunti al pronto soccorso dell’ospedale Perrino, c’era molta gente, ambulanze che entravano e uscivano; trascorse tutta la notte prima che qualcuno si degnasse di visitarmi. Il dottore chiese la causa e lui che era entrato con me, disse:<< incidente con il motorino>> Il dottore e l’infermiera si guardarono e non dissero nulla, non potevano fare nulla se non ero io a parlare a denunciare
Luca non mi lasciava sola perché aveva paura che parlassi.
Mi riaccompagnò a casa, mi lasciò riposare e dopo poco mi venne a trovare Serena, perché Giulio Le aveva detto che non stavo bene.
Suonò il citofono e io gli detti il Tiro del portone condominiale, poi dopo qualche minuto era già all’ingresso di casa.
Mentre la fa entrare, Maria si nasconde dietro la porta
Serena dopo un attimo di stupore e disgusto si arrabbiò e la riempì di domande.
<<Chi è stato? Cosa hai fatto>>
<< È stato Luca, per gelosia, mi ha detto, piuttosto morta che con altri>>
Ero rimasta allibita, sorpresa da quel comportamento. In un anno non aveva mai alzato le mani.
Serena restò con me fino a che non mi addormentai.
Restai a letto per una settimana, avevo avvisato al lavoro che sarei mancata perché avevo avuto un incidente.
Verso sera, Luca tornò e mi chiese scusa.
Non voleva farmi del male e puntualizzò che non poteva stare senza di me.
Maria accettò le scuse.
Purtroppo ci furono altre occasioni, altri momenti terribili.
Luca non si teneva più, non solo quando eravano soli, ma anche davanti agli amici.
I motivi dello scontro erano tanti, quando Luca si vedeva contraddetto, quando gli si faceva notare le innumerevoli bugie che raccontava e se solo Maria frequentava altra gente se non era presente, perché voleva dire non averla completamente in suo possesso.
Un giorno visto che Luca era impegnato con sua figlia piccola e la moglie, Maria accettò l’invito di un’amica e di un suo amico.
Passeggiavano da corso Garibaldi direzione Porto, così da potersi sedere sulle panchine di fronte al mare, dove i bambini giocavano sulle piccole giostre e piccoli chioschi dove rifocillarsi, quando all’improvviso Luca la vide vicino al suo amico.
Si infuriò. Accompagnò sua moglie e la bimba nei pressi di casa. In fretta e furia prese la macchina e andò da loro.
Giunse di corsa, frenò e iniziò a urlare: << Sali, sali, sali, sali! >>
Eravamo in mezzo alla strada, mi voltai indietro verso gli amici e loro mi guardarono in silenzio.
Salì in fretta per non bloccare la strada e non contento lui prese il mio braccio e mi tirò strattonandomi a sé.
Chiusi la portiera e lui proseguì verso la salita che porta al quartiere Casale, Aeroporto, Diga.
Tra le urla e gli insulti, Maria si era persa tra i pensieri. Non si rese conto di essere arrivata in fondo alla Diga. La sola luce che illumina il posto è quella della luna. Gli unici a frequentare quel posto, a quell’ ora, erano pescatori appassionati che si fermavano per ore con la speranza di tornare a casa con tanto pesce, seduti su sedioline di ferro e plastica, portando con sé borse e torce alimentate a gas
Si fermò e continuò a urlarmi e così trovai il momento per staccarmi, allontanarmi, scendendo dalla macchina. La mia paura era alimentata anche dal fatto che poteva fare qualsiasi cosa lì e nessuno mi avrebbe mai vista e trovata.
Dopo un paio di giorni ancora, venne a prendermi al lavoro e notai delle valigie sul sedile posteriore.
Era apparentemente tranquillo, Salì e andammo verso casa.
Durante il viaggio, mi comunicò che aveva lasciato la moglie e voleva stare con me.
Dopo una settimana, mi chiese di andare a vivere a casa sua o meglio dire in uno degli appartamenti liberi della madre.
Accettai.
Maria credeva che la situazione migliorasse senza lo stress di dover tornare dalla moglie, ma non accadde.
Quando tornava ubriaco o quando non gli piaceva qualcosa Luca si scatenava contro di me.
Un giorno ero in pizzeria Le Colonne con Serena, (unica amica con la quale Luca lasciava uscire Maria), si avvicinò Giulio insieme ad altri amici che non vedevo più per colpa di Luca e mi chiese:<<Maria come stai?>> per poi continuare << siamo tutti preoccupati per te, ti vogliamo bene, come puoi stare con un uomo così? >>
Anche se sapevo cosa voleva dire, gli chiesi:<<Così, come?>>
Giulio e a coro gli altri mi dissero che si drogava.
<<Non l’ho mai visto drogarsi>> risposi.
<<Ma come, non vedi come si comporta con te? Non pensi che sia anche perché è sotto sostanze?>> ribatte Luigi.
Cadevo dal pero, non avevo mai visto la droga, non sapevo che forma e come si potesse assumere.
Davanti a me era stato molto attento a farne uso e tanto meno io potevo capire che quello che poteva essere causa delle sostanze.
Maria, in quel momento si sentì confusa dalla notizia e chiese agli amici di cambiare discorso. Voleva distrarsi, divertirsi.
Giulio, Luigi e gli altri salutarono le due ragazze, perché potevano vederli sia Luca o qualche suo amico e poi sarebbero state conseguenze per Maria.
Maria ormai si sentiva in trappola, gli anni stavano trascorrendo, aveva fatto pace con la sorella che nel frattempo l’aveva ripresa a lavorare con Lei, ma con Luca i rapporti si inaspriscono sempre più.
Luca è diventato talmente bravo a manipolare le persone, racconta bugie, urla e alza le mani. Se gli si dice qualcosa di diverso agisce bruscamente.
Un giorno durante l’ennesimo litigio, Luca prese la spada/katana che aveva appesa in casa, in quanto era appassionato di quegli oggetti e la puntò contro a Maria.
Puntò dapprima al viso, scendendo lentamente alla gola, poi alla pancia e poi sposto il braccio verso il lato destro del corpo di Maria, tagliandola, Il tutto mentre le diceva parole minacciose e offensive.
Quest’ultima, in quel momento sentì seccarsi la gola, scendere il sudore come una doccia fredda e le tempie rimbombare, credeva fosse giunta la fine di quell’incubo. Aveva paura, ma non si piegava a Lui
Luca aveva agito così per intimorire sempre di più Maria?
Aveva agito con l’intento di ucciderla?
Invece, Luca si fermò, prese uno strofinaccio dalla cucina per tamponare la ferita e poi la porto in ospedale.
Mi portò subito in ospedale e anche questa volta aveva la giusta scusa per non dare nell’occhio.
Disse che mi ero tagliata con il vetro della cucina,
Anche quella volta i medici fecero finta di crederci.
Magari avrebbero detto qualcosa, ma Luca non lasciava mai sola Maria, in quelle circostanze doveva mantenere il controllo.
Passò un po’ di tempo e Luca fu arrestato e giudicato con Direttissima.
Il nuovo compagno della ex moglie lo aveva denunciato per aggressione, danni alle cose, minacce di morte perché voleva mantenere il controllo della vita della ex moglie.
Lui doveva essere l’unico.
Fu giudicato colpevole e lo condannarono ai domiciliari per un anno oltre al divieto di avvicinarsi alla casa coniugale, dove viveva la figlia, l’ex moglie e il nuovo compagno.
Facevo spola tra le due case, per prendere la figlia. Ero stanca della situazione, ero stanca di quell’uomo.
Volevo lasciarlo, tornare in Brasile, ma non avevo soldi.
Lavoravo da mia sorella, ma Taìssa continuava a mandare il mio stipendio alla famiglia in Brasile.
Taìssa aveva paura che Maria desse i soldi a Luca e li sperperasse con Lui. Tuttavia, per Taìssa era più importante che Luca provvedesse alla sorella. Pertanto, non serviva darle nulla. I soldi erano più utili a San Paolo.
Trascorse un anno e Luca non trovava lavoro a Brindisi. Era stato licenziato dall’azienda dove lavorava. Così trovò un lavoro come trasfertista in tutto il continente europeo. Non si conosceva che tipo di lavoro, Lui non parlava.
Erano trascorsi 15 anni e Maria da Luca non aveva raccolto nulla, se non continue violenze, continue offese.
Luca aveva mandato qualche soldo a Maria, ma non costantemente. Questo la portava a cercare qualsiasi lavoro onesto pur di mangiare. Lavorava facendo le pulizie a casa di privati, a lavori a livello estetico come manicure e depilazioni Faceva anche la barista.
A volte anche suo cognato le dava qualcosa.
Angelo non lascia sola Maria. Vuole bene a sua cognata. Vorrebbe fare di più. Tuttavia, è diviso tra l’amore per Taissa, sua moglie, e Maria, la piccola cognata.
Maria durante uno dei viaggi di lavoro di Luca, conosce un uomo che la fa sentire amata, così dopo un po’, prende coraggio e lo lascia definitivamente.
Per me era una boccata di respiro.
Un giorno giunse la notizia che Luca era stato arrestato nuovamente durante un blitz messo in campo in tutta Italia e Europa.
Luca finì in carcere e fu condannato per nove anni. Nonostante tutto, continuava a ricevere notizie di Maria. Gli amici lo informano costantemente dei suoi movimenti e degli incontri.
Viene a conoscenza della nuova relazione di Maria e quest’uomo incarica uno dei parenti di allontanarlo, proprio come aveva fatto con la ex moglie.
Poi, inizia a scriverle lunghe lettere, prima di preghiera di andarlo a trovare, ricordando in modo distorto i momenti passati e poi con tono minaccioso le dice che nessun uomo resterà con Lei finché avrà vita, maledicendola per sempre
<<Non essere felice, non sarai felice. Io tornerò e poi saranno cavoli Tuoi >>.
Maria non si cura delle parole di quell’uomo che per anni l’ha picchiata, Lei si sente più forte delle sue parole e con la forza che ha dentro va avanti.
Maria inizia a lavorare nella sicurezza come steward negli stadi, si candida alle amministrative della città e poi prende il titolo di OSS.
Nel frattempo muore la madre, lei è piena di dolore quando il giorno del funerale le arriva un’altra lettera dal carcere.
Maria è tentata a non aprire quella lettera, perché sente che non è nulla di buono.
Aspetta qualche giorno, poi quando è sola, nella pace del suo piccolo appartamento insieme al suo cane, l’apre e la legge.
Non sarai mai felice, chiunque incontrerai ti lascerà. Potrai avere dei figli ma resterai sola…

Maria inizia a viaggiare per lavoro. Lavorare come Steward la porta a viaggiare da nord a Sud. Un giorno, la chiama un’amica calabrese. La informa che nel suo paese stanno cercando un estetista.
Lei va a trovare la sua amica, fa il colloquio, viene assunta e poi torna a Brindisi solo per prendere le sue cose e dare disdetta di affitto da quella casa dove aveva vissuto per qualche anno dopo aver lasciato Luca.
Inizia a lavorare al centro estetico, sembra andare tutto bene, ma a ogni richiesta di fidelizzare il rapporto lavorativo Giuseppe tergiversa e si rifiuta.
Maria non può permettersi di lavorare senza un contratto perché pensa a un futuro.
Alcuni credono che se sei straniero non hai diritto di chiedere il rispetto dei diritti, ma in alcuni punti del Sud, sembra essere una procedura classica, tanto che gli stessi del luogo stanno zitti e si piegano pur di portare la pagnotta a casa.
Maria si licenzia e va via.
Giuseppe non Le paga la buona uscita. Al contrario, Le fa firmare un documento “nulla a pretendere”. È certo di non ricevere riscontri legali. Non comprende che tale documento rafforza l’ipotesi di un illecito commesso nei confronti dello Stato. Questo significa il non pagamento delle tasse e autodichiarandosi evasore.
Dopo mesi, Maria lavora presso un bar. È felice e tranquilla. Tuttavia, il titolare la informa che Giuseppe era andato al bar, mentre Lei non c’era, con l’intento di farla licenziare, inventando calunnie e minacciato di non andare più nel suo locale.
<<Se non la licenzi, mi perdi come cliente>>disse Giuseppe.
A quelle parole, Il capo si fece una risatina, lo salutò e con garbo lo accompagna alla porta.
Giunta a lavoro, il Capo, con fare garbato, si rivolge a Maria:
<< Il tuo ex capo, Giuseppe è venuto per chiedermi di licenziarti, mi ha detto delle cose indecenti su di Te>>.
Maria, lo ringrazia e poi dopo aver finito il turno si avvia nel centro estetico.
Arrivata al centro, incontra subito Giuseppe, così una volta per tutte mette in chiaro le cose.
Avvisa di tenersi a debita distanza da Lei e dal suo lavoro. Ricorda che lei era andata via perché non Le aveva fatto il contratto, come d’accordi. Chiede con quale spirito lo avesse fatto e prima di uscire gli Comunica che lo avrebbe denunciato.
A quelle parole Giuseppe alza la mano per colpirla, ma Maria riesce a bloccarlo e gli conferma l’intenzione di denunciarlo.
Si avvia alla porta mentre dentro di sé sente alzarsi sentimenti mischiati dalla rabbia alla soddisfazione di aver dimostrato a quell’infame la Donna Forte che era.
Qualche giorno dopo, Maria incrocia un’ex collega che la mette in guardia sulle relazioni di Giuseppe con la mala del luogo.
Maria resta allibita da tanta omertà, dalla paura e si chiede dove sia la dignità?
Maria con forza, sicurezza, abbraccia la sua Ex collega e le Dice:<<ho vissuto all’inferno per 15 anni, oggi può accadere qualsiasi cosa, sarà sempre un Paradiso>>.
Oggi, Maria ha acquisito una sicurezza interiore, attende di realizzarsi lavorativamente, ha trovato l’amore, per il quale ha deciso di restare in Calabria.

Sono felici e sognano di andare a San Paolo e costruirsi una famiglia.
La vita è dura, la vita ci mette alla prova tante volte, l’importante è non piangersi addosso, tirarsi le maniche e sorridere alla vita.
Grazie Maria per il tuo coraggio, la vita è lunga e non dobbiamo permettere a nessuno di mettere fine ai sentimenti o attendere l’evolversi degli eventi come scelto da altri o per colpa di persone che hanno una visione sbagliata di come si vive e come si ama.
LA PAURA NON PUO’ VINCERE,
L’OMERTA’ DEVE ESSERE COMBATTUTA,
L’ILLEGALITA’ DISTRUTTA.
NON CONFONDERE UNA CAREZZA, UN COMPLIMENTO COME AMORE.
L’ AMORE NON OFFENDE, NON PICCHIA, NON UCCIDE, MA TI DÀ GIOIA
DENUNCIA, DENUNCIAAA
Se sei Donna/Uomo e sei vittima DENUNCIA
Se sei vittima e vuoi raccontare la tua storia,
Scrivimi – donnainabitimaschili@gmail.com
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TI DICO.
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