Mi PRESENTO
sono Ginevra, ho 28 anni e vivo a Roma.
Sono una ragazza che ha svolto tanti lavori, anche quello di meccanico.
Ma a un certo punto della mia vita, ho avuto la possibilità di seguire uno dei miei sogni. Essere una Guardia Giurata.
Ho le caratteristiche di una Donna bella, ma con spalle larghe da camionista, unghie corte perché nel tempo libero torno alle passioni di una volta e di sempre …. i Motori.
Insomma proprio una Romana de Trastevere…
Una che se incontri, la paragoneresti a un personaggio dei film di Carlo Verdone e Alberto Sordi…
Una ragazza romana comune alle altre ragazze sia del nord e del sud con sogni e passioni; studio e lavoro come tanti ragazzi della mia età per un domani migliore.
SOGNI di Ginevra
In attesa di fare la professione per cui studia, Ginevra, sognava di diventare una Guardia Giurata. Sognava di entrare in un mondo che dall’esterno Le sembra fantastico e rispettato, ma all’interno nasconde un grande buco nero.
Un ambiente con delle regole precise, ma con tanta ipocrisia.
Dove Tutti si nascondono dietro parole e poi nell’effettivo fanno il contrario.
Infatti, Ginevra non ci ha messo molto a ricredersi e a riscontrare la durezza di un mondo maschilista, narcisista, dove la Donna non è ancora ben accetta.
Dove restano i preconcetti sul perché una Donna non deve essere assunta.
SEI UNA DONNA, PUOI AVERE FIGLI, SEI UN PROBLEMA.
Quei concetti esistono ancora e fanno male ancora di più quando ti senti dire: NON DEVI FARE FIGLI.
Scioccante vero?
Queste frasi, per molta gente, sono legate al passato e non nel 2024.
Invece, oggi molte Donne continuano a essere pressate nel loro intimo, nel loro desiderio di maternità.
Non è una scena di un film, ma la dura realtà di un mondo maschilista.
Dove la gente crede di avere il potere di agire sugli altri e la passa sempre liscia.
L’INFRANGERSI DEI SOGNI
Donna in abiti maschili,
Credevo di aver aver fatto tombola,
credevo fosse un bel lavoro, rispettato.
Ma molto presto, sono stata costretta a ricredermi e a rivedere la mia scelta.
Sono stata molestata, ho subito vessazioni, ricatti, tentata violenza…
Ho cercato in tutti i modi di tutelarmi, ma non ho trovato supporto.
Ho cercato di combattere questo genere di irrispettosità, denunciando ai miei superiori. L’unica cosa che ho ottenuto sono tanti nemici e perdita di lavoro.
Non sono stata creduta, anzi mi hanno derisa.
Cambiavo azienda, ma le cose si ripetevano.
A quel punto ero arrivata al punto di pensare di essere io quella sbagliata.
Ho pensato di sbagliare in qualcosa per far fraintendere e istigare tali atteggiamenti.
Ma poi, se ci ripensavo e ci ripenso ancora fino all’esasperazione, mi incazzo. Mi arrabbio con me stessa, così tanto da dirmi:
<< NON SEI SBAGLIATA TU, MA COLORO CHE NON CONOSCONO IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA RISPETTO>>.
Loro che della parola uomo, conoscono solo il significato espresso dal vocabolario Treccani o nel riconoscere la differenza tra un vestito o un pantalone o se usare un tipo di boxer o una brasiliana.
<<Cazzo, perché devono esserci tanti stronzi? >>.
Non tutti sono così, non voglio offendere chi non merita. Ma voglio portare alla luce, fatti che ho vissuto e che certamente molte Donne ognuna nel loro campo avrà riscontrato la stessa esperienza e magari in un modo o in un altro è stata in silenzio.
Infatti, molte volte accade che la Vittima è costretta a lasciare il posto di lavoro e se resta viene minacciata. Alcune volte accade che chi commette questi reati, ricopre ruoli importanti nell’azienda e in un modo o nell’altra se la cava sempre.
Questi uomini maschilisti sono talmente pieni di sé e……….Quando si trovano con amici e parenti, hanno un comportamento diverso. Si trasformano da Mister Jakyll a mister Haid.
Volevo denunciare, ma poi mi facevo prendere da sensi di colpa, mi facevo scrupoli verso i miei aguzzini, perché avevano una famiglia, dei figli e non volevo rovinare la loro vita. Riguardo, assurdo vero?
Io, vittima mi preoccupavo delle conseguenze che sarebbero sopraggiunte dopo la mia denuncia.
Rido per non piangere. Io mi facevo scrupolo, (ride cinicamente) mentre i miei aguzzini se ne fottevano.
<<Carissima Donna in abiti maschili, voglio farti ridere.
Sono alta 1,78, ho un corpo maggiorato, ma il portamento da camionista, due spalle grosse, unghie corte e non curate come le modelle perché a tempo perso amo trafficare tra i motori>>

Fino a qualche giorno fa, lavoravo come Guardia Giurata in un Istituto di
Vigilanza e dopo aver raggiunto il limite di sopportazione mi sono licenziata.
Sento parlare di Giornate Dedicate contro la Violenza sulle Donne,
Ma di Violenza contro Questo genere, sono all’ordine del Giorno.
Tu mi chiederai ancora: <<Hai denunciato?>>
Io. A chi? Alle Forze dell’ordine? E Poi, avrei dovuto affrontare cause e umiliazioni! Al Sindacato? E poi? Noooo non ci credo. Mi sono fatta scrupoli per quelle merde e mi sono vergognata, perché quando racconti queste cose, la gente non ti crede.
A casa trattano la Donna come una santa, fuori sono tutte zoccole.
Ho provato a segnalarlo al mio responsabile, risultato, mi sono bruciata ogni possibilità.
Donna in abiti maschili, Tu CONTINUI A CHIEDERMI e chiedi se ho raccontato, se ho denunciato. In primis, ti racconterò cosa mi è successo, poi cosa ho fatto e cosa hanno fatto gli altri per me.
Ho iniziato il mio lavoro dei sogni, essere una GPG in un Istituto che svolgeva servizio anche presso gli ospedali.
Un giorno litigai con un collega perché aveva messo in giro falsi voci sul mio conto, in merito a una falsa relazione con un operatore sanitario, dove prestavamo servizio. Più che litigata, lo volevo menare.
Questo collega aveva sparlato di me, perché un altro collega vedendomi congelare in macchina, mi aveva offerto una cioccolata alle macchinette, mentre il signorino era intento a fare il cretino con una ragazza delle pulizie.
…. Ben presto la voce del litigio giunse al responsabile dell’istituto che ama far valere il suo livello di Tenente, il quale, senza se e senza ma, mi disse:
<< Quando hai fatto il colloquio mi hai chiesto di mandarti ovunque tranne che nei depositi. Ora te ce faccio morì dentro ai depositi>> …
Da lì iniziò l’incubo.
Dopo mesi abbandonata a 12 ore sulla banchina in piedi al gelo, sotto pioggia e temporali, ebbi problemi al ginocchio
A quel punto, non volendo creare disagi all’azienda, chiesi d’alternare con la pattuglia, così da poter alternare un servizio dal freddo a quello al caldo e seduta.
Detto questo iniziai a fare le pattuglie nei depositi, ma un evento mi segnò molto, da stare male.
Mentre facevo il giro, mi fermavo dai colleghi in servizio presso le banchine per sapere se avevano bisogno di qualcosa, in quanto comprendevo la durezza e la pesantezza del servizio e giunta davanti a l’ultimo, che aveva chiesto della cioccolata calda.
Questo, si abbassò il pantalone dopo essersi tolto prima il cinturone perché ” gli dava fastidio” disse.
Mi acchiappò con una mano la faccia per baciarmi e con l’altra mi prese la mano per metterla sul coso. Sono scappata subito via a prendere la macchina.
La cosa mi scandalizzò e per qualche giorno decisi di restare a casa in malattia per riprendermi.
Un episodio isolato credevo. Nulla di più falso.
Pattuglia pomeridiana, altro giorno, altro collega.
La centrale ordinò di fare dei controlli esterni accurati per poi procedere col servizio di piantonamento.
Ci posizionammo con la macchina e restammo a sorvegliare la zona.
Il collega in macchina parlava e parlava e io restavo in silenzio a guardare fuori dal finestrino e ogni tanto scendevamo dalla macchina per dei controlli.
A un certo punto, Mi resi conto che il collega faceva discorsi un po’ strani, però la presi a ridere senza badare all’importanza delle sue parole.
Finché, non sentii una puzza strana.
Mi voltai e trovai il collega con i pantaloni slacciati e il suo coso di fuori.
Mi accarezzò la faccia, con sorrisetto mi disse: << Mi dai una mano?”
<< Insomma!>> io urlai.
Lo mandai subito a quel paese e lo feci scendere alla stazione dei treni più vicina, facendolo staccare dal servizio prima del previsto.
Un altro episodio isolato, credevo ancora…
Iniziai a lavorare con un’ altro collega più grande di età, un bestione, un veterano perciò un PROTETTO.
Effettuavo diversi servizi di pattuglia con lui, inizialmente una persona simpatica, bravo lavoratore, si comportava un po’ da “papà” e mi dava sempre consigli sul lavoro.
Poi, la scena cambio scenario. Anche lui ebbe una trasformazione.
In più occasioni iniziò a provarci, prima in maniera scherzosa poi in maniera sempre più pesante, iniziò ad allungare le mani e fece più volte quello che fece il primo collega del deposito.
Cercavo sempre di deviare i discorsi mentre lavoravo con lui.
Non erano più casi isolati.
Roba dell’altro mondo pazzesco.
Dopo tante vicissitudini, conobbi una persona che dopo avermi ascoltata, mi indicò per il servizio di pattugliamento.
Finalmente un pò di respiro, credetti.
Iniziò il periodo di affiancamento.
Ginevra, credeva di aver raggiunto il suo obiettivo
Ma non aveva fatto i conti, che per fare quel tipo di servizio Le sarebbe servito un affiancamento.
In quella occasione, a parte due che ci provarono e presero il due di picche serenamente, l’ evento successivo Le pesò tantissimo.
Quest’ultimo, ma non ultimo, per tutto il turno provò a baciarmi, allungando le mani verso le parti intime, da costringermi continuamente a scansarmi a togliere le mani dai miei genitali e pregando Dio che il turno finisse
Decisi di mettere a conoscenza più volte la centrale e di evitare di creare problemi pesanti, desideravo chiuderla così senza creare problemi a nessuno… avevano una famiglia.
Mi fù chiesto solo di fare una relazione di servizio.
Capii che non solo non sarebbe servito a nulla ma che avrebbe portato sicuramente questi colleghi a mettersi contro di me
Intanto i nuovi colleghi erano pronti a ostacolarmi a ogni occasione.
Il desiderio di lavorare da sola e raggiungere i suoi obiettivi erano così forti da permetterle di memorizzare in pochi giorni tutti i giri.
Ginevra iniziò finalmente a lavorare da sola.
Riceveva complimenti per il lavoro da alcuni e da altri veniva attaccata.
Nonostante tutto era felice.
Lavorava duro e portava ogni giorno i frutti della Sua fatica.
Ma questa felicità dava fastidio ad alcune persone, soprattutto a chi aveva fatto l’impossibile per annientarla e non ci era riuscito.
Il Tenente, ormai furioso, perché aveva perso la sua schiavetta su cui sfogare le proprie frustrazioni.
Il Maresciallo continuava ad asserire che Ginevra si era concessa a qualcuno per essere riuscita ad ottenere un servizio a cui teneva. Egli continuava con le cattiverie, asserendo : <<Hai dato al cul, ma l’hai data alla persona sbagliata, perché se avessi scelto bene (ossia lui) avresti ottenuto un posto in centrale con un bel contratto indeterminato.>>
Il Maresciallo sperava in qualcosa di più. Purtroppo per lui e per gli altri,
Ginevra era concentrata al solo lavoro, un lavoro che non ti svegli la mattina e lo fai, ma ci sono mesi di attesa, doveri e obblighi.
Passò un po’ di tempo, Ginevra lavorava, cercava di pensare solo al lavoro e non a tutte le frottole che Le dicevano alle spalle.
La data della scadenza del contratto si avvicinava e molti colleghi Le riferivano di una proroga del contratto, ma Lei non era convinta, voleva averlo in mano prima di crederci.
Giunse il giorno della scadenza, arrivò una chiamata dalla centrale dove Le comunicavano la proroga del contratto e per essere certa delle parole, Ginevra chiese una copia per poterla leggere e firmare. Copia che non arrivò mai.
Questo la fece pensare.
Improvvisamente svanirono tutti nel nulla e dopo pochi giorni, tramite vari controlli ebbe la conferma di ciò che pensava.
Il contratto non mi era stato rinnovato e quei giorni avrei rischiato. Un istituto di vigilanza che fa lavorare una GPG in nero, mai sentita cosa più folle.
Non Puoi immaginare Donna, dopo poco, tutta la verità venne fuori.
Venne fuori che ciò che avevo vissuto era la vendetta malata organizzata dal Tenente con l’ausilio dei suoi scagnozzi che non erano riusciti a tenere sotto una vera donna, che è rimasta onesta e seria fino all’ultimo secondo.
Che non è scesa a compromessi bensì ha preferito perdere il lavoro e l’opportunità di lavorare in futuro come GPG, date tutte le voci inventate che continuavano a girare.
In attesa che la verità venisse fuori, ho provato a rivolgermi ad un’Associazione che si occupa della tutela delle GPG, così dicono.
Ma a causa (diciamo) di incomprensioni avute col Presidente, a seguito di una problematica susseguita durante un colloquio in un azienda da Lui raccomandata, ho dovuto arrangiarmi. Questa persona che si fa chiamare Presidente non aveva nessuna intenzione di aiutarmi.
Ho provato a lavorare presso altri istituti ma non venivo pagata o venivo trattata nei peggiori modi perciò dopo svariate lettere di dimissioni, inviate dopo pochi giorni di lavoro, un giorno decisi di lasciare definitivamente questo lavoro, mettendo da parte questo sogno e dopo mesi dove incolpavo me stessa per quanto accaduto, Capii una cosa: ero una persona SCOMODA.
La persona scomoda è quella che lavora bene, è dedita al lavoro e fa uscire il marcio di certi ambienti, un marcio intoccabile ovviamente.
Mi sono dovuta rassegnare, ho dovuto rinunciare o rimandare i miei sogni. Perdendo il lavoro che sognavo di fare e facendo fatica ad arrivare a fine mese. Sono tornata a fare lavori sottopagati e denigranti.
Il tutto perché il potente vince e soprattutto l’UOMO vince sulla DONNA?.
Voi crederete che il dramma, il dolore, la sofferenza sia finita con la decisione di chiudere con questo lavoro?
No. !! Perché in un modo o in un altro, il mio nome è ancora in bocca a questa gente, che lo usa solo per diffamarmi e facendo false insinuazioni.
Additata come ragazza madre, cosa ahimè non vera. Accusata di aver creato problemi e schifezze varie.
Passato un pò di tempo, sono giunta a capire la causa di tutto quello che era successo.
La causa ero io, che avevo permesso tutto questo e non avevo avuto il coraggio di denunciare per esigenze economiche e per la paura di perdere quel lavoro che amavo.
Per paura di ripercussioni ero stata zitta e buona.
Dopo anni di battaglie avevo deposto le armi e fatto vincere il male.
Ero sola e avevo sulle spalle il peso di ogni cosa.
Cercai di reagire più volte ma non avevo la forza di combattere, ormai era tutto inutile, Mi sentivo perdente.
Una mattina, dopo una doccia calda mi guardai allo specchio.
Ero brutta, avevo gli occhi gonfi dalle lacrime per la sofferenza vissuta e che mia avevano segnato. Non so cosa scatto, ma in quel momento sempre nel vedere la mia immagine riflessa e che non riconoscevo, dissi “ORA BASTA !”

Dovevo riprendere in mano la mia vita, dovevo smettere di accusare me stessa e di darmi colpe che non avevo.
Non era colpa mia cazzo! Non ero io il problema! Erano quei quattro falliti, che si definivano uomini, il vero problema.
Loro si erano presi il diritto di farmi tutto ciò.
A Nessuno avevo dato confidenza, a Nessuno avevo dato alcun permesso.
Mentre loro avevano trovato il mio punto debole, il lavoro, e lo avevano usato come mezzo per distruggermi.
In fondo cosa avevo chiesto di così assurdo dalla vita…un lavoro tranquillo, un posto serio, con gente educata e rispettosa.
Un lavoro che mi permettesse di mantenere me e la mia famiglia.
Ho ricevuto diverse umiliazioni nei vari lavori che ho svolto in passato, ma mai così gravi in un contesto lavorativo dove a maggior ragione non dovrebbero mai accadere cose simili.
Mi sono rimboccata le maniche e piano piano sto ricostruendo tutta la mia vita da zero. Con la fatica di chi deve ripartire da capo e non ha la fortuna di avere il giusto supporto, occupandosi anche di tante altre cose.
Per un breve periodo Ginevra si è spenta e ha abbassato la guardia, ora è carica più che mai e pronta a rivivere con la consapevolezza che non deve essere vissuta con rassegnazione, ma a testa alta.
Noi Donne, non dobbiamo sentirci sbagliate, ma tutta quella categoria di porci falliti, insoddisfatti ed irrisolti che usano come unico modo di approccio la VIOLENZA, che sia fisica, sessuale, psicologica, economica, lavorativa è sempre una CAZZO DI VIOLENZA e nessuna donna deve mai accettare una cosa simile.
Siamo portati a pensare che i camionisti, solo perché hanno calendari con donne nude, siano….., Ma ritengo che non sia così. C’è di peggio e il peggio, l’ho pescato io.
Quando ho deciso di scrivere su facebook e quando ho deciso di raccontarti la mia storia, l’ho fatto perché sono una DONNA che vuole rispetto e dignità L’ho fatto perché come DONNA voglio sensibilizzare tutte le altre a denunciare coloro che ci mancano di rispetto.
Ringrazio Ginevra per aver condiviso la Sua terribile storia, non dimenticando tutte le altre Donne che oggi restano in silenzio.
Se vuoi conoscere altre storie, iscriviti (segui) e sarai aggiornato tempestivamente.
Se vuoi raccontare anche Tu, la tua storia.
Scrivi: donnainabitimaschili@gmail.com
Vi aspetto, per nuove storie e purtroppo nuove verità.