DALLA MANIPOLAZIONE ALLA LIBERTÀ:La Rinascita di Francesca

                   AMORE – sostantivo maschile –

Dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra persone, volta ad assicurare reciproca felicita o soddisfazione sul piano sessuale  

Purtroppo a volte questo amore è manipolato, circuito da gente che ama avere tutto e tutti sotto controllo …

Gente che sa come attrarre l’attenzione, lavorare sulla tua psiche e con destrezza colpirti.

Questi si chiamano manipolatori, narcisisti.

Molti di noi, in un momento della vita, si è imbattuto in un amore tossico, manipolatore, poi sempre per fortuna o per eventi della vita, es: famiglia, comprensione di chi ci ascolta, è scappato o con fatica è riuscito a svincolarsi.

Purtroppo altri hanno pagato le conseguenze.

 Non vi sono differenze di sesso.

Le cause possono derivare dall’amore, da interessi lavorativi, paure ecc…

Per sfuggire a questi, occorre chiedere aiuto.

Molti penseranno che sono invincibili, mentre occorre fare una giusta analisi di se stessi ed ecco che ci accorgiamo che alcune cose sono state fatte o dette per mano di gente che ha saputo colpirci nel punto debole.

Già, punto debole. Chi non ha un punto debole?

La solitudine, la tristezza, ci portano ad avere voglia di amore, voglia di attenzioni, voglia di essere accanto a una persona presente, comprensiva… mentre finiamo a volte accanto a persone egoiste, narcisiste, oppressive.

Loro pensano solo alle proprie esigenze, necessità, desideri.

TU PER LORO NON VALI NULLA, TI CONSIDERANO SOLO UN OGGETTO, UN LORO POSSESSO.

La Storia che vi racconterò oggi, inizia come tante, con la voglia di rivincita dopo anni di violenza.

Francesca ha 25 anni, vive in una grande provincia della Romagna,

è una bella ragazza dagli occhi azzurri come il mare, solare, con la voglia di ridere, divertirsi.

Lavora come addetta alle pulizie di mattina e proprio grazie al suo lavoro che un giorno si imbatterà in delle persone che la aiuteranno nella sua rinascita.

Giulio di origine siciliana era un Uomo che piaceva molto alle donne.

Approdò nella grande città Romagnola per lavoro e per motivi particolari viveva in una casa del comune. Non si sapeva nulla di lui, che lavoro facesse o altro. Lui non raccontava niente e sapeva aggirare le domande.

 Giulio aveva un atteggiamento fobico con Francesca, La trattava con possesso, la controllava grazie al fatto che vivevano nello stesso quartiere. Lui conosceva tutto di Lei.

Francesca, innamoratissima, viveva in un mondo bendato, finché le voci del quartiere le si fanno sempre più rimbombanti.

La verità le si schiarisce come un palloncino pieno d’acqua, quando scoprì che l’ uomo che amava, che la controllava e la picchiava era un drogato, alcolista.

Doveva lasciare Giulio.

Ci provò tante volte, ma in un modo o nell’altro ci ricascava. Gli credeva.  

Lei credeva nel sentimento, Lui la considerava un Suo Possesso.

Gli anni passarono e le cose peggiorarono sempre di più.

Finalmente il destino corse in suo aiuto. 

Giulio non ha più una casa.

 Torna in Sicilia per un breve periodo.

Francesca, si sente leggera, sembra essersi chiuso alle spalle una porta e aprirsi un portone.

Nonostante la brutta esperienza durata 10 anni, crede nelle seconde opportunità

Opportunità per sé stessa, opportunità di una nuova vita accanto a persone che l’amano.

 Non è alla ricerca di un amore qualunque, ma di tanta serenità e soprattutto di rispetto.

Perché privarsi della possibilità di ricevere quello che è un sentimento naturale?

AMARE

Il desiderio di amore a volte è talmente tanto forte che quando si raggiunge, annebbia la vista e impedisce la giusta analisi degli eventi?

Francesca Vuole l’amore costruito sul rispetto. Cosa c’è di male?

RIVIERA ROMAGNOLA, – In sottofondo si odono le urla dei bambini, le risate degli adulti che amano chiacchierare sotto gli ombrelloni, le urla di chi si sfida a una partita a carte, mamme che impartiscono ordini ai figli.

Francesca la nostra protagonista è lì con le sue amiche a trascorrere un altro pomeriggio di relax, di sole e bagni. Speranzosa di un futuro stellato e felice.

Quando per puro caso, si imbatte in un volto familiare, Marco, il cugino di una sua amica e l’ex ragazzo di un’altra ma con il quale non aveva mai scambiato parola.

Si ritrovano in una chat di amici, Si rincontrano sempre per caso, tanto che Marco prende il coraggio e rompe il silenzio, chiedendoLe:

<< Sai chi sono io? Ti ricordi di me?>>

<<Si certo>> rispose Francesca.

Marco va a trovare Francesca a lavoro,

Si fa trovare fuori, una, due, tre volte, parlano prima per 5 minuti in piedi e poi ore in macchina, arrivando alla fine a scambiarsi il numero di telefono.

Le chiacchierate continuano anche tramite messaggi.

Prendono dei caffè, aperitivi insieme, si ritrovano per caso con gli stessi amici del mare, tutto in maniera molto serena da far pensare a Francesca che Marco era diverso dalla sua precedente relazione…

Lui inizia a corteggiarla.

Parlano, parlano e parlano…

Il tempo vola, Marco vuole Francesca, ma Francesca lo respinge perché non vuole una relazione con un uomo impegnato e con una figlia.

Chiacchierare come amica non le pesa, ma non vuole complicarsi la vita con una relazione dove non vi è chiarezza.

Lei aveva già dato con le complicazioni.

Francesca usciva da una relazione con Giulio che per 10 anni l’aveva picchiata e ora voleva un amore leggero.

Con Marco va cauta, Lui non si rassegna nonostante sia già impegnato.

La vuole e così mette fine alla storia con la madre di sua figlia in un modo subdolo, lasciando il cellulare aperto nella chat con Francesca.

Metodo che lascia interdetta e infastidita la nostra protagonista.

Marco avrebbe dovuto dire la verità in faccia alla sua compagna.

 I piani di Marco si attuano, ma lascia dietro il delirio fatto di dispetti tra lui e la ex.

Se ne frega, l’importante è stare con Francesca.

Iniziano a viaggiare, weekend in montagna, paesi storici, Croazia, arrivano a pensare a un futuro insieme e ad avere dei figli.

                      “Cara Donna in abiti maschili,

con Marco avevamo solo fatto dei progetti, avevamo programmato di fare dei figli! Non vuol dire deciso”

          Non mi sembrava vero, stavo bene dopo tanto tempo.

 Finalmente avevo una persona che pensava a me, mi trattava con rispetto, molto presente, premurosa, comprensiva.

La relazione va avanti, si fa più impegnativa, ci regaliamo gli anelli di fidanzamento.

Marco arriva a confidare a Francesca la sua infanzia difficile, Il trauma della morte della madre uccisa in un bar.

Egli dimostra di non essere forte, anzi cerca in Francesca sostegno, conforto, conferme.

Conferme dovute al trauma vissuto?

Certezze dovute a un passato tragico derivato dalla morte della madre e di un’adolescenza senza di lei?

Francesca non ha problemi, lo ama e vuole rasserenare l’uomo che ha accanto, lei è capace di annullarsi per Lui.

Nel frattempo Giulio fa ritorno in Romagna e prova un riallaccio della relazione con Lei.

 Francesca lo respinge, comunicandogli del rapporto che la lega a Marco.

Questo ritorno pesa a quest’ultimo, non accetta la presenza di Giulio e la disponibilità di Francesca nell’aiutarlo.

Tutto ciò scaturirà in lui una forte gelosia, che inizierà a opprimere Francesca, portandola a volte a rifiutarsi di vederlo, non solo quando è stanca, ma anche quando potrà, perché inizierà a provare una sensazione di costrizione, oppressione.

Egli sente una forte rabbia, gelosia nel vedere la sua amata disponibile ad aiutare/sostenere Giulio, non accetta la presenza, il suo ritorno.

La gelosia diventa sempre più esplicita quando Francesca raggiunge Marco un fine settimana nella casa dove vive in affitto,

“Una volta mi chiuse in casa dove viveva, per impedirmi di uscire, chiudeva a chiave, metteva il divano, l’appendiabiti davanti all’uscio. Lui mi voleva lì, aveva paura che lo lasciassi.

Un’altra volta mi accorsi che lui era ossessionato da me, quando andai in camera e vidi il lato del letto dove dormivo io, pieno di mie foto”

Arriva Pasqua, Lei decide di passare il pomeriggio al parco, quando all’improvviso sente squillare il telefono. Vedendo il numero, prova una sensazione di rigetto, ma risponde lo stesso.

Quando dall’altro capo del telefono sente una voce agitata.

<<Cosa è successo>> chiese Francesca.
<<Ho avuto un brutto incidente, mi stanno portando in ospedale.>> rispose Marco
Arrivata sul posto, vidi la macchina ridotta a una massa di ferraglia, pensai che fosse morto.
 Vidi dei poliziotti che conoscevo e mi chiesero:<< fa uso di sostanze stupefacenti?
<<No>> risposi.
I poliziotti mi spiegarono le dinamiche che avevano fatto pensare quello.

 Marco ha solo due vertebre schiacciate e durante la convalescenza cerca in Francesca compassione, assistenza, presenza.

Iniziavo a essere stanca, non ne potevo più. Prendevo sempre più coscienza che non ero più innamorata. Credevo di aver trovato un uomo diverso visto che aveva una figlia e che come padre doveva dare il buon esempio e tutelare.

Credevo fosse amore invece era un calesse. 

Gli viene ritirata la patente e Marco si sente impazzire, perché non può controllarla come faceva prima. Seguirla fino a casa dopo essersi visti. Non ne poteva più era stanca.

Lui non mollava, mi lasciava lettere sulla macchina, girasoli nella maniglia.
Perché i girasoli?

Sapeva che a me non piacciono i fiori e i girasoli sono i miei preferiti.
Mi aspettava fuori dal lavoro, prendeva le chiavi dell’auto per non farmi andare via, continuava a chiedere perché non lo volevo vedere.
Minacciava di aspettarmi nel parcheggio alla fine dell’orario di lavoro.
Io gli dicevo in continuazione di lasciarmi stare, ma lui non accettava.
Ero andata in una chiusura mentale, mi svegliavo la mattina con la consapevolezza che avrei passato la giornata a dover respingere quella persona che ormai iniziavo a odiare.

Francesca ha lasciato Marco, ha deciso di chiudere con un amore ossessivo e possessivo.

Marco non accetta la scelta di Francesca, inizia a seguirla. La chiama in continuazione, la segue, Le danneggia la macchina, che dovrà sempre riparare da sola.

Cara Donna,

 Marco sembrava impazzito, non solo mi seguiva, controllava le telefonate e i messaggi a distanza. Non so se si po’ fare, non sono esperta in tecnologia

Quando io gli facevo notare questi atteggiamenti, lui si giustificava:

<<Ti amo! Non mi lasciare.>> Faceva pena, voleva la mia compassione. Ridicolo.

Telefonava in continuazione, andava sul posto di lavoro di mia zia per cercare un’alleata nel convincermi a tornare con Lui e Le diceva:

 <<perché mi tratta così? Perché non vuole più vedermi? Io la amo>>.

Poi chiedeva l’amicizia su Facebook alle mie amiche, sempre per lo stesso motivo.

Chiamava sempre. Non facevo in tempo a chiudere la telefonata che richiamava.

Mi mandava foto del frigo pieno di birre per colpevolizzarmi del fatto che stava dimagrendo, a foto del suo pene dicendo:

<<Tu non mi vuoi perché ti piace quello degli altri? >>

Non potevo spegnere il cellulare per lui. Arrivavo a fine turno che la batteria era scarica e io ero arrabbiata. Avevo paura ma non volevo condizionare la mia vita per la pazzia di uno che non mi rispettava e non mi amava in modo sano.

Non lo denunciavo perché credevo di riuscire a farlo desistere da sola

Nella mia ingenuità, credevo che il suo stato comportamentale derivasse dall’evento tragico dove morì sua madre.

Uccisa da un UOMO CON UN COLPO IN TESTA, perché non accettava la fine di una relazione avvenuta dopo che i genitori si erano lasciati.

Non si rendeva conto che stava facendo la stessa cosa a me, anche senza usare l’arma.

Dopo qualche giorno, mi resi conto di aver saltato il ciclo. Pensai fosse dovuto allo stress causato da Lui.

 Informai Marco della situazione che prese una stanza in una pensione al mare 

Comprammo un test di gravidanza e feci subito l’esame.

Ero incinta.

Lui subito con tono compiacente e soddisfatto, mi disse: <<SI, lo sapevo.>>

 << Come lo sapevi?>> chiesi attonita

Marco ribatte:<<l’ho voluto io>>

Sono impazzita, volevo rompere tutto, volevo urlare, prenderlo a botte. Poi mi sono ripresa e sono andata via…Dovevo allontanarmi da quell’essere che pensa che le donne sono un forno da mettere il pane, che la donna sia un oggetto, che una donna non può decidere. Mi auguro di cuore che la figlia sia più fortunata

Dopo lo schok iniziale, lo chiamai e gli dissi fermamente: << Non voglio tenerlo. Voglio abortire e non ti voglio accanto>>

Poi la frase macabra e infelice:<< sei fortunata ad avere avuto il mio sperma nella pancia, devi ritenerti una privilegiata, devi baciare la terra dove cammino>>

Un figlio non può nascere in quella situazione. NO.

Io volevo diventare madre e lo voglio ancora oggi. Ma un figlio deve essere desiderato, deve venire dall’amore sano di due persone che si amano e non dove l’una e l’altro devono sentirsi legati da un figlio. Avevo fatto la scelta giusta per me. Ognuno deve essere libera di decidere. Deve decidere se essere madre, se non esserlo.

Ti sembrerò egoista? Forse. Un’altra si sarebbe comportata diversamente, IO NO. Lui voleva legarmi a lui per sempre mentre io volevo liberarmi di Lui.

Lui nel suo delirio continuava a dirmi: <<Nessuno mai mi ha lasciato, l’ho fatto sempre io>>.

La mattina dopo andai in ospedale e mi fissarono l’appuntamento dopo una settimana, perché dicevano che era prassi. Davano la possibilità ai futuri genitori eventuali ripensamenti.

No ero decisa.

Arrivò il giorno, andai accompagnata con UN AMICA, mi sembrava tutto surreale, tutto freddo, senza cuore, automatico.

Orrendo

   Un giorno ero in scooter, mi ero fermata a parlare con lui, perché me lo aveva chiesto. Io ancora ad ascoltarlo. Preso dalla rabbia dette un calcio allo scooter e mi fece male a un ginocchio.

Passano i giorni, ancora una richiesta di incontro e io per ennesima volta, accettai.

Sali in macchina e dopo poco aver iniziato la sua solita cantilena ecco che i toni si alzano. Perdevo le staffe facilmente con lui. Facevamo a gara a chi urlava più forte Man mano lo stato di agitazione aumentava, prese il coltello da cucina che aveva nel cruscotto e lo agito velocemente.

Mi spaventai.

Quel piccolo coltello mi sembrava una mannaia.

 Ebbi la forza e l’istinto di scendere al volo, perché lui in quel momento volto la lama verso il sedile dove ero seduta io.

Prontamente scesi dalla macchina e lui infilzo il sedile. Scappai, piangendo.

Ero terrorizzata, non pensavo più a nulla.

Ero nella totale confusione.

Lui non si rendeva conto del male che mi stava facendo.

Il male che mi faceva era tanto. Parlava con le mie amiche nell’intento di screditarmi.

Iniziarono le minacce di morte, postava foto sue sugli stati di whatsapp, di telegram, frasi del tipo:

<<brutta troia non meriti di vivere, devi morire, il mio è più lungo degli altri, possono passare 10 anni ma io ritorno, ti faccio piangere sangue, ti farò pentire, le persone devono sapere>>

Una volta, ebbe il coraggio di inviarmi una foto da Belluno. Mi spaventai.

Giulio nel frattempo si era trasferito per lavoro e io avevo paura che gli volesse fare del male.

Chiamai Giulio per avvertirlo dell’eventuale pericolo.

Per fortuna non successe nulla, era solo una tattica.

Marco dava la colpa a me dei suoi problemi, facendomi sentire colpevole.

Un giorno, Mi fermai a riflettere

Mi resi conto che la situazione non era più sostenibile, non potevo farcela da sola.

 Questa storia andava avanti da troppo tempo.     

Questo mi fece decidere di fare un altro passo.

Una mattina appena sveglia decisi di parlare con un’amica poliziotta, per un consiglio professionale.

Arrivata in Questura, non riuscivo a trovarla e così mi fermai nell’ufficio del suo collega Ispettore per chiedere dove fosse. Volevo un consiglio.

A Quel punto l’Ispettore Capo, mi chiese:

<<Ciao Francesca, stai bene?>>

  <<Si, certo….>> risposi velocemente

Lui capii subito che mentivo. Così Insistette e io mi sciolsi.

Iniziai sottolineando che volevo solo un consiglio, non ero lì per denunciare.

Gli feci vedere il cellulare, i messaggi, foto lasciati nel tempo…

Lui vide anche cosa Marco scriveva e postava mentre il mio cellulare era nelle sue mani.

Dopo aver fatto le prime valutazioni, mi chiese:<< da quanto tempo va avanti questa storia?>>

<<Un anno e mezzo>> risposi.

Subito l’Ispettore Capo, chiamò un altro collega per prendere la mia denuncia, facendomi notare la pericolosità del soggetto.

Fu cauto, ma incisivo. Non bisognava perdere tempo, lo avevo già fatto di mio.

Mi informò che la mia vita doveva cambiare.

Mi suggerì inizialmente di andare in un centro violenza, ma vedendo il mio restio, mi disse fermamente << non puoi andare più sola da nessuna parte.

 Con tono cauto ma incisivo sottolineò, “prendere le sigarette, portare i cani fuori, prendere un gelato devi farlo in compagnia, almeno per il tempo delle indagini”

 <<Devi darci la possibilità di proteggerti, di fare il nostro lavoro con tranquillità. >>

Cosi feci.

Tornai lo stesso pomeriggio e così per una settimana dopo il lavoro.

Questa vita di restrizione andò avanti per 6 mesi, mantenendo gli impegni lavorativi senza far trapelare nulla.

Marco continuava a seguirla e ad appostarsi davanti alla Questura, fregandosene della figura che rappresenta quest’ultima.

Francesca ringrazia il fondamentale aiuto della Polizia, che non solo l’hanno supportata psicologicamente e moralmente, ma anche per la protezione fornita e per non averla fatta sentire sola.

Questo ha permesso a Francesca di non perdere la completa fiducia nel genere maschile, non tutti gli uomini sono uguali.

Le indagini durano 6 mesi, viene depositato tutto in Procura e Marco viene convocato in Questura.

Marco arriva, si presenta nell’ufficio dell’Ispettore Capo e gli viene comunicato di essere stato denunciato per stalking, minacce, violenze.

Lui con aria spocchiosa, rispose: <<Mi avvalgo della facoltà di non rispondere>>.

L’ispettore accettò la dichiarazione.

Dopo un mese Marco si ripresentò con un avvocato d’ufficio. Gli era stato notificato la denuncia e lui siccome non poteva negare il risultato dell’indagine che lo davano notte e giorno sotto casa di Francesca;

Imboccato dal suo avvocato (si suppone), si inventò una storia con un’altra donna che viveva vicino a Francesca.

Anche Francesca da l’incarico a un’avvocato.

Che con molta delicatezza ascolta la storia e Le chiede :

                << Vuoi assistere al processo?>>

No, voglio sapere tutto alla fine, Mi dovrà comunicare se viene punito. Non voglio vederlo>> risposi.

Il processo va avanti, Francesca non mangia, non dorme è consumata dalla paura, lavora con il pensiero che lo lasceranno libero e tornerà per ucciderla proprio come diceva nei messaggi.

Giunge finalmente il giorno della sentenza. Marco viene condannato a 9 mesi e tot giorni, con sospensione della pena.

Francesca non è soddisfatta perché ha l’impressione che il giudice abbia dato solo una pacca sulle spalle come si fa ai bambini dopo aver mangiato la cioccolata di nascosto… è arrabbiata, Ha paura.

Le viene in mente solo il coltello che Marco aveva nella macchina e che una volta aveva centrato il sedile del passeggero.

L’avvocato vede lo stato di agitazione in cui versa Francesca, ascolta le parole e non può fare altro che spiegare il significato per tranquillizzarla.

Per 5 anni Marco non potrà avvicinarsi a Lei, perché rischierebbe di essere arrestato.

Francesca si ferma a pensare, smette di parlare e ascoltare gli altri.

 E’ giunto il momento di ascoltare se stessa.

Si pone delle domande e delle alternative:

Vivere la sua vita serenamente o vivere con la morte nell’anima?”

Francesca ha deciso di vivere la sua vita, con fatalismo, ma guardandosi alle spalle, continua ad avere paura, i 5 anni stanno per finire

INTERVISTA FINALE A FRANCESCA

Prima di lasciare Francesca Le chiedo:

<<Come ti senti, come stai oggi?>>

<<Mi sento macchiata e marchiata. Non è vero che il tempo cancella, il tempo di aiuta ad alleggerire il peso: Dopo 5 anni, ricordo ancora in modo vivo i dettagli delle situazioni. Le cose che ti hanno ferito restano come cicatrici. Ancora oggi, mi capita di passare in un posto ed inevitabilmente ecco affiorare gli incubi. È inevitabile.>>

Francesca quale è ora il TUO rapporto con gli uomini?
Vorresti incontrare un uomo e crearti una famiglia?”

<<Certo, Vorrei. Purtroppo ancora oggi faccio fatica a fidarmi. Sono consapevole che non tutti gli uomini sono uguali, infatti grazie ad alcuni di loro sono VIVA.Quello che ho vissuto ha fatto nascere in me l’insicurezza, la capacità di non comprendere la vera essenza degli uomini. Così incontro uomini che vogliono una Donna per andarci a letto, mentre io voglio un uomo che si interessi alla mia anima. VOGLIO UN UOMO che si interessi a me. Che chieda e condivida i miei hobby. Mi chieda quale gusto di gelato preferisco. Insomma chi è FRANCESCA E COSA VUOLE.

GRAZIE FRANCESCA, sento di dire una cosa a tutti coloro che hanno letto la tua storia.

Sei bellissima, dentro e fuori. Chi ti vorrà conoscere e amare avrà già vinto solo perché ci sei.   

Ti lascio con una frase:

NON SMETTERE DI SORRIDERE, FAI BRILLARE I TUOI OCCHI, COME IL MARE BRILLA BACIATO DAL SOLE”

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Pubblicato da Cinzia Garzia

sono una donna che ama la vita e odia le differenze. Cerco di cogliere il meglio della vita e a insegnarlo ai miei figli...