LA LOTTA DI ANNA dalla prigionia alla libertà

Cara Donna in abiti maschili,

 raccontare la mia storia, fa molto male.

Sono trascorsi anni e non ne ho mai fatto cenno a nessuno, perché mi vergognavo, avevo paura di essere giudicata e colpevolizzata.  

Poi quando l’ho fatto con te, ho iniziato a stare meglio.

Oggi sono libera, ma il dolore resta sempre, forte e costante.

Sento il male degli schiaffi, dei pugni, dei calci, ma il dolore più forte è quello psicologico.

Ho ricominciato a vivere, ma vivo con la paura che lui torni per ammazzare Tutti.

Oggi, sono libera e ho ricominciato a vivere.

Ho un lavoro, degli amici, ho di nuovo l’amore di mia figlia, dei miei cari e affronto i problemi con la consapevolezza che tutto sarà in discesa perché il peggio l’ho già vissuto.

Sono Anna, ma per la gente del paese Anny, nomignolo datomi per le tante lentiggini e capelli lunghi e neri.

Oggi ho 55 anni, sono nata e cresciuta a Foggia, un paese al Nord della Puglia.

All’età di 19 anni, mi fidanzai con il mio ex marito Alberto e dopo 10 anni di fidanzamento, decidemmo di sposarci per coronare il nostro sogno d’amore e attuare i nostri progetti…

Eravamo belli e felici.

Anna nei giorni felici, prima di incontrare il diavolo

Dopo sposati, partimmo alla volta dell’Emilia Romagna, una regione accogliente, solare che offre mille opportunità se uno vuole. 

Lavoravo come commessa, mentre lui gestiva tre negozi di musica visto la sua passione.

Nel weekend Alberto lavorava nelle discoteche della Romagna come DJ, ma nonostante tutto i soldi non bastavano a causa della poca attenzione nello spendere.

Alberto amava vivere alla giornata e godersi la vita.

Viaggiavamo, facevamo weekend a Roma, Milano e a volte partivamo senza avere un soldo in tasca perché si faceva conto sull’ospitalità degli amici.

Trascorsero alcuni anni, la bimba era piccola e Alberto era insoddisfatto.

Decidemmo di tornare a Foggia, ma il nostro matrimonio dava segni di stanchezza, era finito a causa della monotonia e di desideri diversi.

Io cercavo e volevo stabilità, tranquillità, dedicarmi alla casa, a mia figlia e ad avere un lavoro stabile.

Lui continuava a essere l’eterno Peter Pan.

I nostri desideri avevano preso strade diverse e dopo due mesi di separazione, nei quali tornai a vivere con i miei genitori, con serenità decidemmo di separarci.

Non c’era nessun motivo per farci la guerra, ci volevamo bene, ma in modo diverso.

Gli amori cambiano e noi anche.

Tornati a Foggia, avevo trovato lavoro come responsabile di negozio di articoli per l’infanzia e un giorno, entrò un ragazzo di origine calabrese/pugliese; bello, gentile, elegante che spese oltre € 3000,00 tra fasciatoio, lettino, poppatoio, body, ecc.

Mostrò subito interesse per me.

Nel prendere appuntamento per il ritiro degli articoli nel pomeriggio, mi lasciò il biglietto da visita invitandomi a chiamarlo quando volevo.

Ero imbarazzata tanto da diventare rossa.

Mi sentivo agitata come una scolaretta, non vedevo l’ora d’incontrarlo, non vedevo l’ora che arrivasse il pomeriggio, ma lui non arrivò.

Delegò il fratello a ritirare gli articoli comprati e senza che glielo chiedessi, mi disse:

<<È dovuto partire per lavoro, è tornato a Milano>>

Trascorsero due mesi da quel giorno, poi all’improvviso ecco ripresentarsi davanti a me con fiori, cioccolatini, come se nulla fosse.

Mi faceva sentire una diva e io presa dall’imbarazzo, inventai di avere fratelli gelosi, ma a lui non importava nulla.

Continuò incessantemente.

Dopo un mese ero cotta, così decisi di richiamarlo e di accettare il suo invito fuori, anche se ero spaventata e titubante.

Non era trascorso molto tempo dalla fine della mia relazione con mio marito Alberto e ogni cosa che facevo dovevo farla di nascosto in quanto nei paesi la gente parla e sparla.

Cercavo di restare con i piedi per terra, Leo, cosi si chiamava, aveva 42 anni, viveva a Milano, aveva due personalità, a secondo delle situazioni.

  1. Imprenditore edile con una figlia della stessa età della mia, con la quale non legò mai e una ex con la quale aveva la casa cointestata.
  2. Poi alcolista, drogato, spacciatore, seppure non ho mai assistito ai suoi traffici.

In quanto non si spiegava il denaro che spendeva e aveva in tasca oltre alla gente che frequentava. Io gestivo i conti dell’azienda, perciò i dubbi erano leciti.

Questo suo lato, lo scoprì successivamente, nella prima fase avevo le fette di prosciutto davanti agli occhi e non mi ponevo domande.

Trascorsero altri 3 mesi e mi vidi recapitare in negozio, l’invito per il battesimo della nipotina appena nata.

Accettai.

Mi divertii molto e questo gesto mi lusingò perché in qualche modo, mi aveva fatta entrare nella sua famiglia, la relazione sembrava aver subito dei passi avanti.

 Leo per farsi ben volere dalla mia famiglia, fece arrivare dei fiori a casa dei miei genitori e poi mi chiese di passare la notte con lui.

Questa volta non potevo inventare scuse, dovevo agire con trasparenza, non ero una ragazzina irresponsabile, ma una donna sola che viveva a casa dei genitori, con una figlia piccola.

Raccontai tutto a Mamma e lei con aria saggia di chi ha vissuto prima di te e conosce la vita, disse:

<<Figlia mia, Stai Attenta>> parole più sagge non si potevano ascoltare, ma quando sei innamorata, non ascolti e basta.

La nostra prima notte romantica fu a Roma.

Anna e Leo partirono insieme ad amici e in quell’occasione e in tutte le occasioni possibili, Leo pagava per tutti.  

Un giorno, da persona che conosce il valore dei soldi, gli dissi:<<Amore non occorre spendere tanto, non occorre pagare sempre Te per conquistarmi, IO TI AMO COSI COME SEI, l’importante è stare insieme”

Leo non si curava delle parole di conferma dell’amore di Anna, mantenne il suo comportamento gentile, cortese e spendaccione.

Amava ostentare i suoi soldi. Amava far vedere alla gente che i soldi danno potere.

Ogni fine settimana, viaggiavano per località diverse, regali, fiori al suo arrivo a Foggia, inviti a cena e ogni volta che Anna doveva salire e scendere dall’auto, Leo si faceva trovare pronto ad aprire e chiudere lo sportello.

Mi faceva sentire una regina, il suo mondo, mi faceva sempre delle foto, parlava di me alla gente mettendomi su un piedistallo chiamandomi “LA MIA DONNA”. Sapeva adularmi, manipolarmi e io che non avevo avuto altri uomini prima e dopo mio marito, se non lui, ci ero cascata.

I Mesi trascorsero velocemente, Leo manifestò il desiderio di convivenza, di prendere una casa a Foggia, di stare con Anna senza la presenza di altri.

Anna accettò

Passarono un paio di anni e Leo manifestò la voglia di averla accanto tutti i giorni e non essere costretto a scendere tutti i fine settimana, in quanto a Milano aveva degli impegni e non poteva assentarsi in continuazione.

Anna accettò ancora.

Facemmo il viaggio direzione Milano con due macchine, io in macchina con mia figlia e lui con la sua.

Il viaggio che doveva essere magico, entusiasmante, promettente, in quanto si apriva un nuovo capitolo insieme, si rivelò un vero inferno.

Leo dimostrò per la prima volta un lato del carattere che non avevo ancora visto.

Mi urlò delle parole pesanti e io che non mi tenevo nulla, risposi con lo stesso tono.

Credevo fosse finita, ma la mattina successiva mentre mettevo a posto i surgelati comprati in Puglia, ricominciò ancora con lo stesso argomento.

All’improvviso mi dette una spinta forte, da farmi perdere l’equilibrio e mi fece cadere. Questo mi procurò una ferita sul labbro, dalla quale conservo una cicatrice oggi.

Tutto questo vicino a mia figlia e poi solo perché non guidavo alla sua stessa velocità, cioè oltre km140 h.

Mi spaventai, presi mia figlia, Sali in macchina e fuggi da quell’uomo che non conoscevo.  

Lui iniziò a scrivere, a chiamare… dicendomi parole dolci per far pace e farmi tornare in quella casa che sarebbe diventata la mia prigione.

 Leo riuscì a convincere Anna a tornare in quella casa grande, di 4 piani, con le sbarre alle finestre, ma per Anna qualcosa si era rotto.  

Avevano litigato altre volte, ma mai in quella maniera.

Leo, alcuni anni prima aveva iniziato una trasformazione fisica dovuta all’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, ma Anna non lo immaginava, credeva fosse dovuta a un cambiamento naturale.

L’uso delle sostanze e alcol, portavano Leo al mancato controllo della rabbia, ad alterazioni comportamentali.

Trascorse un anno e un giorno Leo, si rivolse al Padre di Anna:

<< Papà, perché non vieni da noi a Milano, così mi dai una mano?>>

Il padre dopo averci pensato, accettò.

Così fù, per un anno. Il padre viveva con loro a Milano e la madre li raggiungeva ogni 15 giorni, in quanto Lei aveva già un lavoro.

A Leo, non piaceva la madre di Anna perché riconosceva in lei un carattere forte e difficile da manipolare.

Infatti non mancavano momenti di scontro.

A mia madre Lui non piaceva, non piaceva essere chiamata mamma, non piaceva quel continuo ostentamento, il controllo che aveva su di me e poi aveva sentito voci sul suo conto.

Mentre con mio padre Leo lavorava e ogni tanto condividevano una birretta.

Un giorno, mio padre mi confidò che Leo tornava a casa ubriaco perché dopo la birretta, continuava a bere di tutto, per tutto il giorno.

Durante questi momenti di alterazione, cioè tutti i giorni, Leo litigava con Anna per qualsiasi cosa.

Il posacenere fuori posto, le chiavi non appese, la figlia non ordinata, perché Anna scambiava quattro chiacchere con qualcuno o semplicemente solo perché sorrideva e tante altre cose.

Anna nel frattempo è diventata prigioniera di quella casa.

La mattina pensava alla casa, alla figlia, all’amministrazione dell’azienda e poi quando giungeva la sera diventava il mirino del Diavolo.

Leo/il Diavolo, così amava essere chiamato e così la gente lo chiamava per paura, aveva rivelato il suo vero essere.

Anna cercò di celare tutto agli occhi della sua famiglia tergiversando a ogni domanda della madre per non farla preoccupare, perché pensava che i problemi andavano risolti tra le quattro mura, tra le persone interessate.

Passarono gli anni, la figlia ormai grandicella, finita la scuola media chiese alla madre di andare a vivere con il padre, in quanto era infastidita da quell’ambiente tossico e dove alcune litigate erano legate alla sua presenza e ai soldi che il Diavolo spendeva per il suo mantenimento, in quanto il padre per qualche motivo non versava più.

<< Io mantengo te, la tua famiglia, il tuo ex, pago tutto io a tua figlia, quel fallito non ti dà nulla, io pago tutto>>

Anna con la stretta al cuore, accettò a malincuore la decisione della figlia, ma da un lato era serena perché si allontanava da quell’ambiente malsano.

Un giorno la madre di Anna, tornò a trovare la figlia e vedendola sempre chiusa in casa, decise di farla distrarre, trascorrendo una giornata fuori per i centri commerciali.

Leo non poté fare altro che accettare la situazione a patto di accompagnarle e di andare a riprenderle. Voleva avere il controllo della situazione, delle parole che Anna scambiava con la madre, come quando gli controllava il cellulare e ascoltava le sue telefonate.

Anna e la madre trascorsero una giornata serena ma stancante e al ritorno a casa, si sdraiò sul divano per riposarsi.

La felicità provata quel giorno con mia madre fu schiacciata subito dalle sue urla, dalle sue offese:

<<sei una persona inutile, cosa stai aspettando a preparare la cena, ho fame, che cazzo ridi, se non ti sta bene quella è la porta, te ne puoi andare>> mi disse.

Mia madre assistendo a quella scena non riuscì a stare zitta e inerme. Intervenne dicendo:<< Mia figlia ha una famiglia, ha un tetto qualora volesse tornare a casa, stai tranquillo che non resta in mezzo alla strada>>.

Questo doveva servire a rabbonirlo, ma la cosa servì solo ad alimentare la rabbia.

Infatti la sera, dopo cena in camera e per tutta la notte, Lui continuò a urlare.

La mattina successiva, quando restammo sole, cercai di mettere pace tra i due, prendendo posizione e facendo passare l’intromissione di mia madre come un atto da non fare. In poche parole, come cita un proverbio:” tra moglie e marito non mettere il dito”

A quel punto la madre e il padre tornarono a Foggia con il cuore sotto i piedi, preoccupati per la figlia.

Anna era rimasta sola.

Il Diavolo era incontrollabile, aveva trasformato la casa in una locanda.

La mattina dormiva, il pomeriggio lavorava, la sera invitava gente a cena fino a tarda notte per mangiare, bere e a fare altro, mentre Anna era impegnata in cucina a preparare e resettare.

Rimasti soli, per Anna iniziava l’inferno perché il Diavolo pieno di alcol e fatto di stupefacenti cominciava ad aggredirla verbalmente, poi a picchiarla e a possederla per tutta la notte e tutte le notti anche contro la sua volontà.

Anna non riusciva a opporsi a quel suo volerla in tutti i modi. Si concedeva, fingeva piacere anche quelle volte dove lui non riusciva a raggiungere la giusta erezione.

Anna fingeva che tutto andasse bene, tanto lui per l’alto stato alcolico non comprendeva la realtà e magari non sentiva neanche il pulsare dei sensi.

Pregavo di lasciarmi stare, di lasciarmi dormire>> disse Anna.

Ma lui non lo faceva.

Intanto mi ero isolata sempre più dalla mia famiglia, non chiamavo più.

Mia figlia, mia madre chiamavano per sapere come stavo.

<<Sto bene>> dicevo per non farle preoccupare.

Ma loro che avevano assistito ad alcune litigate non credevano.

Mi ero isolata dai miei cari.

Lui aveva creato un ambiente ostico intorno a me, dove non c‘era posto per altra gente.

Una sera, verso ora di cena, Leo chiamò Anna arrabbiato e ubriaco, preannunciando un’altra notte d’inferno solo citando quattro parole <<quando arrivo faremo i conti>

Quelle parole ad Anna, suonarono come allarme.

Senza pensare prese il telefono e uscì da casa in pantofole e senza giubbotto in cerca di una via di scampo…

Non sapeva cosa fare e dove andare.

Capì, che prima di fare quel passo avrebbe dovuto essere più organizzata, pianificare tutto.

Approfittò del fatto che il Diavolo non fosse ancora rientrato, per rincasare facendo finta di nulla, ma promise a se stessa che non si sarebbe mai arresa.

La prossima volta, sarà la volta buona.

Un giorno tornò a casa ubriaco, drogato, arrabbiato perché gli avevano ritirato la patente, dopo essere risultato positivo all’alcoltest durante i rilevamenti in un incidente causato da lui, da solo, con la mia auto.

Anna aveva appena finito di fare la doccia, Lui come da routine, con tono dispregiativo, si scagliò contro di Lei e sfogò la sua rabbia dandole pugni, calci fino a rompergli le costole, a tirarle i capelli talmente forte da lasciare punti vuoti sulla cute.

Anna lo pregava di fermarsi, Ma lui no, continuava senza pietà!

Successivamente, dopo aver sbollito l’alcol e la droga in corpo, era capace di scusarsi.

A seguito di questo, Anna per alcuni giorni non riuscì a muoversi, stava male.

Alzarsi dal letto era faticoso e doloroso.

A volte gli chiedeva aiuto, ma in alcuni momenti preferiva farsi e si faceva la pipi addosso pur di non sentirlo e vederlo. Lo odiava.

 Un giorno, per dispetto, mentre l’aiutava ad alzarsi, “Le mise il piede sul suo per tenerla ferma, mentre con le braccia la tirava a sé. Poi, all’improvviso si fermò e con la punta delle dita, la spinse sul letto insultando e ridendo.”

Ad Anna in quel momento mancò il respiro, sentiva un forte dolore trafiggerle Il petto, così pianse.

Non conosceva la gravità dei danni riportati, ma lo scoprirà successivamente.

In quei giorni, Anna continuava a ricevere le telefonate, i messaggi dalla madre, dalla figlia, dalle sorelle, nonostante le richieste di non chiamarla.

Per non far sapere nulla al Diavolo e per tranquillizzare tutti diceva velocemente che andava tutto bene , perché se avesse pronunciato una parola in più, sarebbe scoppiata a piangere.

I messaggi dopo averli letti, li cancellava lasciando l’interlocutore in sospeso.

<<Lo odiavo, lo volevo morto. >> racconta Anna, <<più Lo ignoravo e più lui si accaniva>>

<< Chi pensi di essere, sei una nullità, tu non devi parlare, devi solo eseguire, >> rispose il diavolo contro di me.

<<Queste, saranno le ultime volte che vedrai i miei occhi>> gli dissi. Lui mi rise in faccia  

 Anna, non era più una Donna combattiva, non aveva la forza di combattere, perché ormai era sopraffatta, dalle continue litigate e continue violenze. Ma soprattutto perché il Diavolo Le diceva che avrebbe ammazzato sua figlia, la sua famiglia.

Così da condurre Anna al silenzio.

Dopo una settimana trovò una fascia elastica, se la strinse intorno e poi piano piano riuscì ad alzarsi dal letto, a camminare, a cucinare e a fare i lavori di casa, altrimenti il diavolo si sarebbe arrabbiato.

Anna chiedeva, cosa volesse da lei, perché non Le permetteva di tornare a casa?  

<<SEI MIA>> rispose il diavolo.

A seguito del ritiro della patente, i suoi affari illeciti ne avevano risentito, non poteva muoversi come voleva e così era sempre più arrabbiato. Stravolse il giorno con la notte e la notte con il giorno.

In quei momenti, pensavo a tutte le voci che mi erano giunte alle orecchie sulla sua reputazione, sulla relazione precedente. Lui, denunciato per maltrattamento familiare dalla sua ex compagna.

A quel punto, Le riconobbi che aveva avuto più palle di me nel mollarlo e a denunciarlo, mentre io avevo paura. Paura perché mi davo della fallita, paura di non riuscire a trovare lavoro, paura del mio stesso respiro, paura del domani.

Un giorno Leo si presentò con Stefano, un ragazzo rumeno, presentandolo come collaboratore e informando Anna che avrebbe dormito al piano di sotto, nella taverna.

Avrebbe dovuto cucinare e lavare anche la sua biancheria.

La sera si attardavano in taverna fino a tardi, poi risaliva in camera, prendeva Anna con il suo alito pesante, il suo cattivo odore, il suo corpo sudicio e fuori forma, tirandola a sé come fosse una sgualdrina, abusava di lei ancora e ancora, dandole anche attributi poco gradevoli.

Anna fingeva sempre piacere, lo chiamava amore per farlo calmare e pregandolo di smettere.

Pregava che la notte passasse subito e velocemente.  

La violenza andò avanti ancora per tutta la notte e per tutte le notti a seguire.

Anna piangeva, pregava che il giorno della sua libertà arrivasse presto.

Un giorno giunse la convocazione ad Anna di presentarsi davanti al giudice per firmare l’istanza di divorzio.

Anna, il Diavolo e Stefano partirono alla volta della città romagnola dove viveva Alberto trasferitosi dopo la separazione.

 Anna dietro e loro davanti.

 Leo guidava anche senza patente, se ne fregava delle regole e delle leggi.

Leo, mentre guidava, faceva delle brusche e improvvise frenate, solo per il gusto di far del male ad Anna, sapeva che non era guarita, ma farla soffrire era eccitante.

Giunti nella città romagnola, Anna incontrò sua figlia Aurora.

Aurora guardò sua madre e capì subito che non stava bene come diceva, camminava curva, parlava con un filo di voce e soprattutto aveva gli occhi sofferenti- spenti.

Anna avrebbe voluto regalare dei soldi alla figlia, ma non li ha.

Così, con voce bassa per non farsi sentire dal Diavolo, si levò degli orecchini che aveva addosso e li donò alla figlia, pregandola di venderli e di scusarla per quello che aveva vissuto.

Giunse il momento di entrare nello studio del giudice, Leo e Stefano furono obbligati a restare fuori.

Questo, servì a fare infuriare ulteriormente il Diavolo, non solo perché era sola con Alberto, ma perché non poteva ascoltare le parole che si dicevano, controllare che Anna non raccontasse nulla del loro rapporto nella loro casa.

Anna e Alberto finalmente soli, attesero l’arrivo del giudice.

Alberto conosceva Anna e guardandola negli occhi, scrutò in Lei sofferenza, tristezza, paura.

Prese la mano di Anna e con voce calma, sommessa e tranquilla, le disse: << Scappa, scappa finché puoi>>.

<<Non posso, lui ha minacciato di venire qui e di uccidervi>> le disse Anna

Alberto Le rispose:<<Non c’è problema, fallo venire…. Non preoccuparti per noi. Scappaaaa ANNA>>

Anna lo guardò e in un attimo senti salire le lacrime che aveva trattenuto da quando era arrivata e un’ondata di calore immenso ad ascoltare le parole dell’ex marito. Era da tanto che non sentiva parole di amore, preoccupazione per Lei.

Vent’anni insieme avevano permesso a quell’uomo di conoscerla bene e al momento giusto riuscire a darle la spinta che le serviva.

Una spinta che a volte non si riesce a ricevere neanche da persone che si conoscono da sempre e a volte basta una parola, un incontro fortuito per fare la differenza.

Usciti dallo studio, Anna, il Diavolo e Stefano trascorsero un paio di giorni al mare, per poi tornare tutti e tre a Milano.

Durante il viaggio, il Diavolo continuò a imprecare, urlare e a inveire contro Anna.

<<Cosa avevate da dire, Tu e quel fallito? Mi hai messo le corna, vuoi tornare con lui? Vi ammazzo!!!!>> ripeteva, continuando a fare brusche frenate.

<< Ho firmato i documenti del divorzio amore, così possiamo sposarci, non è quello che vuoi? Finalmente ci sposeremo amore.>>

Altro che amore, Anna avrebbe voluto dirgli parole di odio e disprezzo. La parola amore serviva per dargli la falsa illusione di essere sottomessa a Lui e che nulla era cambiato.

Tutto il viaggio fu una continua cantilena, tanto che alcune volte e poche volte Stefano osò intervenire: << Basta, ripeti sempre le stesse cose>> 

Leo gli lanciò uno di quegli sguardi dal valore di mille parole, uno sguardo capace di azzittirlo e intimorirlo.

Anche Stefano in un certo modo era sottomesso a LEO.

Dipendeva da lui, viveva e mangiava in casa sua e a sue spese.

Era il suo scagnozzo, lo seguiva in tutto ciò che faceva.

ATTO FINALE

Anna, il Diavolo e Stefano giungono a Milano in tarda serata.

Anna prepara da mangiare, disfa le valigie e Leo continua a inveire contro di Lei.

Anna comprende che il momento è giunto, deve attendere solo la prima occasione.

Dopo cena, si dedica ancora alle valigie, dividendo la biancheria tra colorati e delicati per poi riempire la lavatrice, mentre Leo e Stefano si chiudono in taverna a ubriacarsi e altro, fino alle prime luci del giorno dormendo fino a tardi.

La mattina successiva, mentre si preparano, Anna fa attenzione a ogni singola parola che il Diavolo dice a Stefano.

Il Diavolo fa il programma degli spostamenti della giornata, caricare e scaricare, fare sopralluoghi.

Anna comprende che quello é il momento giusto e non può farselo sfuggire.

Inizia a batterle forte il cuore.

Poi, mentre il Diavolo e Stefano si avviano alla porta, Anna chiede:

<<Amore, è mezzogiorno, non mangi prima? >>

<<Stai zitta, tu devi cucinare e non pensare>> rispose il Diavolo.

Così prende del pollo, lo mette nella pentola e inizia a cucinare, mantenendo le orecchie aperte, ascoltando il rumore del camion che esce e rientra, il tempo tra un viaggio e l’altro, i passi, le voci…  

Si è fatta sera e loro sarebbero rientrati a breve, dopo l’ennesimo viaggio.

ORA O MAI PIÚ

LA FUGA

Anna con il cuore in gola, prende il cellulare, esce fuori dall’uscio e con trepidazione si guarda prima a destra, poi a sinistra con la speranza che non la veda nessuno, invece scorge un vicino con il quale il Diavolo aveva litigato e che aveva intimato di stare al suo posto se voleva tenere cara la pelle.  

Dopo quell’attimo, dove i suoi pensieri sono distratti dalla presenza del vicino, riprende a mettere in atto la fuga.

Con passo veloce e con fare guardingo, si avvia verso l’uscita, verso il cancello e poi verso la strada ed ecco che all’improvviso vede una ragazza che vive nella casa di fronte, uscire per il turno di notte. 

Anna a passo veloce si dirige verso di Lei e senza attendere il permesso, entra in macchina, scivola verso il basso del sedile anteriore per non farsi vedere.

Le chiede di aiutarla a fuggire.

La ragazza ha timore, ha paura del diavolo, tutto il vicinato aveva paura di quella bestia, dopotutto il nome gli stava a pennello.

<<Ti prego aiutami, portami dove vuoi, lasciami lontano da qui, portami fuori da questo paese, lasciami fuori al confine,>> dice Anna.

<<Non voglio avere problemi con Leo>> Risponde la ragazza.

Anna insiste nella richiesta, chiede supporto, pietà e soprattutto fiducia, non l’avrebbe mai coinvolta << Te lo giuro, non dirò nulla>>

La ragazza finalmente si fa coraggio e decide di aiutarla.

Anna, si nasconde e trattiene il respiro. Sente battere forte il cuore…. Non crede di essere riuscita a scappare, non sente l’odore di libertà perché non è ancora abbastanza lontana.

La ragazza mantiene la promessa, conduce Anna fuori dal paese.

Quest’ultima però non è ancora salva… deve percorrere ancora diversi chilometri prima di poter ricevere il vero aiuto…

Giunta finalmente a casa di suo cugino Giacomo, che viveva da anni nell’ hinterland milanese, gli spiega la situazione, gli chiede aiuto e € 100.00 per poter tornare a casa con la promessa di restituirli entro 15 giorni. Così farà.

Giacomo accetta di aiutarla con la premessa che sarebbe stata l’ultima volta e Le consegna la cifra richiesta.

Finalmente Anna sale sul treno, non ha più niente.

Ha lasciato la sua macchina, i vestiti a casa del Diavolo, ma è felice. Sta tornando a casa, presto riabbraccerà sua figlia, sua madre e la sua famiglia.

Prima fermata Ravenna per riabbracciare sua figlia.

In quel momento incontra Alberto che L’abbraccia e Le fa capire che aveva fatto la scelta giusta, di stare tranquilla e nel caso si fosse fatto vedere in zona, non avrebbe avuto vita semplice.

Alberto e Anna sono divorziati ormai, ma tra loro regna rispetto.

Anna inizia a respirare, ma non si  sente ancora al sicuro, deve mettere tanti chilometri tra lei e il Diavolo per essere certa di non essere più in pericolo.

Riprende il treno e viaggia verso casa, verso quel luogo dove tutto era iniziato, dove vive sua madre e suo padre avvisati della sua fuga.

Intanto Anna, per disorientare il Diavolo, mette su facebook una posizione fasulla.

Inizia a riprendersi fisicamente, ma psicologicamente è ancora distrutta, ha paura che lui la trovi e metta in atto le sue minacce.

Il Diavolo continua a chiamare, a inviare messaggi prima pieni di scuse, poi rendendosi conto di averla persa definitivamente, chiama incessantemente richiedendo indietro i gioielli che Le aveva regalato.

Mentre lui, non ha restituito ancora nulla.

Usa la sua macchina per i suoi innumerevoli viaggi in tutta Italia, colleziona multe per l’importo di € 9000.00 e debiti di altro genere con l’ufficio dell’entrate.

Anna inizia a lavorare al mare della Romagna, cominciando nel ricostruire la sua nuova vita e soprattutto a ricostruire il rapporto con Aurora, sua figlia.

Dopo tanto, giunge un messaggio del fratello di Leo, che Le comunica:

<< Anna, Leo è in coma, è intubato>>

Non so cosa volesse da me, cosa volessero che io facessi. Pena? Vicinanza a quell’uomo che mi aveva maltrattato e quasi uccisa?

La prima cosa che mi venne da dire fù :<<Era pieno? Era fatto?>> poi la frase:<< bene>>.

Trascorsero ancora 6 mesi, poi su facebook lessi:<< vola in alto con gli angeli, riposa in pace>>.

Capì che era morto.

Io non ho mai visto il suo corpo.

Non sono e non sarò mai certa che il Diavolo non esiste più, perciò vivo con la paura di vederlo un giorno di fronte a me, più cattivo che mai per uccidermi.

Nel frattempo, giunsero le comunicazioni di tutte le multe accumulate da Lui e nel frattempo sto cercando di pagarle una per una.

A mente fredda Anna ripensa al danno non solo fisico-morale ma anche economico, giungendo alla conclusione che non avrebbe mai dovuto consegnare quei gioielli, ma usarli per pagare i debiti. Poi ci ripensa, la libertà vale molto di più.

In questo modo, stava dimostrando al Diavolo che la promessa fatta durante l’ultima violenza, la stava mantenendo.

<< Non vedrai mai più questi occhi. >>

                               Così è stato!

FINALMENTE LIBERA

 Ascoltare Anna, mi ha fatto rendere conto sempre di più che l’amore non ha per tutti lo stesso significato, come la parola Ti amo.

Occorre lasciarsi andare al sentimento, ma quando ci si accorge di aver incontrato la persona sbagliata, quella che vuole annullarci e usa la violenza per dimostrarci amore. L’unica scelta è FUGGIRE a gambe spedite.

                                          INTERVISTA FINALE AD ANNA

ANNA COME TI SEI SENTITA SUBITO DOPO ESSERE SCAPPATA?

Dopo un po’, sentivo che mi mancava quella sensazione malsana di essere comandata, qualcuno che mi dicesse cosa fare… Solo ora inizio a prendere coscienza di essere libera.

 NEL TUO RACCONTO, PARLI CHE TI HA ROTTO LE COSTOLE E NON LO SAPEVI. QUANDO HAI SCOPERTO CIÒ?

Dopo la mia fuga, per il lavoro era necessario fare varie visite mediche, perciò mi fecero degli esami radiologici, i medici mi chiesero e fatto notare quanto avevo riportato. Infatti oggi posso dire che quel giorno, mi ruppe le costole. Ci sono arrivata solo dopo aver parlato con il dottore, il quale mi ha esposto le conseguenze dopo un fatto del genere.

ANNA SEI FELICE ADESSO?

No, non so cosa sia la felicità, certo sono felice per mia figlia, per i miei genitori, ho un lavoro, ma complessivamente no… SOPRAVVIVO

COS’È PER TE L’AMORE OGGI.

Non credo più nell’amore.

MOLTI PARLANO DELLA DIVERSITÀ DELL’AMORE E DELLE VARIE FASI DELLA VITA. TU COSA NE PENSI?

Oggi, non credo più all’amore e metto in dubbio anche i miei sentimenti passati.

Per Alberto provavo sensazione di leggerezza, voglia di correre da lui e trascorrere tanto tempo con lui, avevo le farfalle allo stomaco.

Mentre per il Diavolo, sentivo attrazione, passione che poi si è trasformato in odio, disprezzo.

A conti fatti, credo di non essere stata mai innamorata.

Anzi, non conosco l’interpretazione della parola.

La parola dell’amore l’associo solo a mia figlia e ai miei genitori.

 SEI FELICE CHE LUI SIA MORTO?

Morto, non sono certa che lo sia, lo dicono gli altri.  In ogni caso in quei momenti di violenza lo volevo anche uccidere per farlo smettere. Poi comprendevo che il male più giusto era quella di vederlo vivere da vegetale, In parte il Karma gli ha dato quello che volevo. Soffrire prima di morire.

Oggi, penso che è morto troppo presto, doveva vivere ancora da vegetale sei mesi sono stati troppo pochi, non sono la stessa misura degli anni passati con Lui. Dove ogni giorno ero picchiata, violentata, minacciata anche con una pistola in testa. Si perché di cose me ne ha fatto, quelle che vi ho raccontato sono solo una parte. Poi gli avrei detto… <<ora tocca a te soffrire, come ci sente?>>

HAI FATTO QUALCOSA PER TE? Hai cambiato qualcosa nel tuo look?

Non devo cambiare nulla di me.

VORRESTI INCONTRARE UN AMORE VERO E SE LO INCONTRERESTI LO ABBRACCERESTI?

Ho conosciuto un amore bello e uno brutto e se oggi o domani laddove si dovesse presentare gli aprirei solo la porta di uscita.

La mia anima è piena di amore per i miei cari, soprattutto per mia FIGLIA.

VORRESTI DIRE QUALCOSA A TUA FIGLIA?

SCUSA, SCUSA, TI AMO, SEI LA MIA VITA, IL MIO SANGUE, IL MIO UNIVERSO, non permetterò alla vita di separarci più.

 COSA CONSIGLIERESTI ALLE ALTRE DONNE?

Denunciare, denunciare e denunciare anche se si ha paura. Perché in gioco non è solo la vostra vita, ma anche quella dei vostri cari.

TU PERCHÈ NON LO HAI FATTO?

Avevo paura. Paura non per me, ma per il TESORO più grande che ho, MIA FIGLIA che è  la mia vita. Lui aveva minacciato di uccidere mia figlia.

Ma oggi lo denuncerei senza pensarci. Chiederei aiuto alla mia famiglia, alle forze dell’ordine e poi…

   HO LASCIATO ANNA CON UN CONSIGLIO CHE VALE PER TUTTE LE DONNE E GLI UOMINI.

Ama te stesso, non lasciare che altri siano gli aghi della bilancia della vostra vita della vostra autostima.

  Non permettere a nessuno di giocare con il tuo cuore, con il tuo corpo. 

 L’AMORE NON APPARTIENE A COLUI CHE TRASFORMA LA CAREZZA IN UN PUGNO.

             L’AMORE RISPETTA LA PAROLA, LA DIGNITÀ E ACCETTA CHI SEI CON RISPETTO. PERCIÒ NON FERMARTI A GUARDARE INDIETRO, IL PASSATO DEVE ESSERE IL FARO DI CIÒ CHE ACCADRÀ E FARAI DOMANI.

Grazie.

se vuoi raccontare anche Tu la tua storia, scrivimi:

donnainabitimaschili@gmail.com

                                                            Prossimo articolo 08/03/2025

Pubblicato da Cinzia Garzia

sono una donna che ama la vita e odia le differenze. Cerco di cogliere il meglio della vita e a insegnarlo ai miei figli...

3 pensieri riguardo “LA LOTTA DI ANNA dalla prigionia alla libertà

  1. Cara Anna,

    Ti ringrazio per aver condiviso la tua storia così intensa e personale. Ho letto tutta la storia, sinceramente da brividi. Ma comprendo la tua situazione poiché anch’io in passato ho vissuto un’esperienza simile. Mi dispiace profondamente per tutto ciò che hai dovuto affrontare e per il dolore che hai sopportato. È ammirevole che tu abbia trovato il coraggio di raccontare la tua esperienza e di aiutare altre donne. La tua forza è un esempio per tutti noi.

    Un abbraccio, 🤗

    Mary ❤️

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    1. Grazie mille a Te Maria🌹da Anna e da Me’.
      Ci auguriamo che altre trovino la forza di raccontare, anche in anonimato. Così non si sentiranno più sole. Forza e coraggio 💪💪🍀🍀🍀🌹🌹🌹un abbraccio forte forte a Te

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