Sono Maria,
Ho 40 anni, vivo in una piccola cittadina calabrese, ma sono originaria della bella San Paolo, Brasile.

Sono stata sempre una ragazza solare e nonostante la mia brutta storia, sono rimasta quella che ero, anzi ho cercato di recuperare e riprendere la mia vita dal momento in cui si era fermata.
Oggi, voglio unirmi a tutte le donne e ragazze che raccontano la loro storia di violenza, in modo da mettere in guardia altre, da quegli uomini manipolatori, narcisisti, aggressivi che hanno una visione sbagliata dell’amore e sanno bene come manipolarti, illuderti, ponendosi come amore romantico, sognatore.
Ho preso il coraggio di raccontare la mia storia, perché sempre di più vedo ragazze che si fanno abbindolare da uomini che mostrano amore e poi invece si rivelano dei mostri, come Giulia Cicchettino, Roberta Siragusa morta bruciata, Federica Mangiapelo uccisa sulla spiaggia e tante altre ancora.
Sempre di più ci sono uomini che dicono di amare, poi il loro amore si trasforma in possesso e in omicidio.
Come dicevo sono nata e cresciuta fino all’età di 13 anni a San Paolo, ero una ragazzina con poca voglia di studiare. I miei per spingermi a finire la scuola mi chiesero cosa volessi per regalo di compleanno, una festa o un viaggio?
Scelsi il viaggio.
Così fu.
Finita la scuola i miei genitori fecero il biglietto per Brindisi, località a sud della Puglia dove viveva mia sorella Taìssa, stimata professionista in campo estetico con suo marito.
Mi presero in casa loro per la durata della vacanza che poi si trasformò in un periodo più lungo, fino al completamento degli studi superiori e poi a lavorare con lei.
Vivere in casa di mia sorella, non cambiò il mio modo di vedere la vita.
Continuavo a dare gratta capi anche a Taìssa, che si sforzava sempre di più di tenermi sulla retta via (a suo dire) in quanto sentiva la responsabilità datale dai miei genitori.
Era soffocante viverci accanto, mi proibiva di uscire e se lo facevo dovevo ricevere l’approvazione. Questo suo modo di fare, mi faceva accrescere la voglia di ribellarmi, andarmene, di essere libera di sbagliare.
Beh, non c’è un detto che sbagliando si impara?
La vita mi ha insegnato duramente cosa volesse dire vivere, libertà, amare.
Ma va bene così, oggi son più forte, non permetto più a un uomo di credere di essere il mio padrone, non permetto a nessuno di gestire la mia vita, so cosa voglio e da cosa devo scappare.
Ho colto insegnamento dai miei errori e dalla mia esperienza.
Era trascorso un anno, poco più e Luca mi disse:<< Non voglio più stare con Te>>
Non proferì parola, anzi dissi <<va bene>>.
Restai male, non capivo, ma l’amore è un sentimento che riempie se ricambiato.
La giornata successiva trascorse senza che lui si facesse sentire, poi all’improvviso mentre mi preparavo per uscire con i miei amici, squillò il telefono.
<<Che fai>> mi chiese Luca.
<<Sto per uscire, con i miei amici>> risposi.
<<Mi hai già sostituito?>> ribatte e poi neanche 10 minuti dopo era dietro alla mia porta.
Entrò con irruenza e poi mi richiese:<< dove vai, con chi vai?>>
<<Esco con i miei amici, poi dove vado non sono affari tuoi. Mi hai lasciata e quindi non devi sapere nulla>>
Quelle parole, gli fecero partire subito un ceffone e contestualmente al gesto, suonò il telefono, era Giulio.
Non feci in tempo a prendere il telefono che lui rispose al posto mio.
<<Maria non viene, non sta bene. Non chiamare più>>
Poi, si girò verso di me ancora più arrabbiato.
<< sei una sgualdrina, brutta, brutta Troia…. ti ho appena lasciata e ti sei trovato un altro>> prese un ferro che era in camera e me lo suonò addosso e mentre colpiva diceva:<<sei mia e di nessun’altro. O con me, o morta>>.
Ero libera di uscire, ero libera di andare e fare ciò che volevo e con chi volevo.
<<Dove devi andare? Dove dovevi andare?>> mi chiedeva mentre mi colpiva e io nonostante tutto gli tenevo testa.
<<Esco con i miei amici, tu mi hai lasciata, cosa vuoi?>> risposi urlando, con tono imperativo.
Ero piccola, ma in quel momento mi sentivo un gigante.
Gli rispondevo a tono e a Lui dava fastidio.
Poi, all’improvviso si fermò, mi portò in bagno, mi aiutò a sciacquare il viso e lì mi accorsi di aver il volto gonfio, viola, nero, sanguinante. Avevo le labbra rotte.
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